Come abbiamo scritto, una delle novità che sta facendo più discutere il mondo della scuola, contenuta nella bozza della Manovra 2026, riguarda le supplenze brevi.
La norma presentata alle Camere (che, ricordiamo, non è ancora definitiva) prevede che, nel caso in cui un docente di ruolo su posto comune nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, dovesse assentarsi fino a 10 giorni, deve essere sostituito (nel testo originario della L. 107/2015 era “può”) con il personale docente facente parte dell’organico dell’autonomia. Il ricorso al supplente è consentito solo per “motivate esigenze di natura didattica”.
Per quanto riguarda le supplenze temporanee su posti di sostegno e degli insegnanti di scuola primaria, il dirigente scolastico può effettuare le sostituzioni per la copertura di supplenze temporanee fino a dieci giorni con personale dell’organico dell’autonomia.
Quindi, si potrà continuare a ricorrere alle supplenze brevi per l’insegnante di sostegno (di tutti i gradi di scuola) e per i docenti delle scuole “elementari” su posto comune.
Non mancano le critiche. “Lo stop alle supplenze brevi affidate ai professori esterni va assolutamente rivisto“, questa la posizione netta del sindacato dei dirigenti scolastici DirigentiScuola, come riferito a Open.
“All’apparenza può sembrare un cambiamento marginale, ma in realtà è una modifica significativa. È una norma che punta esclusivamente al contenimento della spesa, il che è legittimo, perché il costo delle supplenze esterne è evidente a tutti, ma di certo non migliorerà l’organizzazione scolastica, il servizio offerto né la qualità della didattica. Sono scelte, e tutto dipende dalla direzione in cui si vuole andare”, commenta Roberto Mugnai, vicepresidente nazionale di DirigentiScuola.
“Facendo un esempio concreto: se la scuola deve coprire un docente di storia dell’arte ma in quel momento dispone soltanto di un docente di potenziamento in lettere, toccherà a quest’ultimo sostituirlo. Così la supplenza interna fino a dieci giorni è garantita, ma certamente non si insegnerà storia dell’arte”, chiarisce Mugnai.
Ma c’è di più: “Ci sarà un aggravio significativo per i dirigenti. Senza contare le scuole con più plessi o sedi distaccate, dove un docente potrebbe dover spostarsi per coprire una supplenza. E va chiarito un aspetto: le supplenze brevi non sono rare. Si presentano in numero considerevole nell’arco di settimane o mesi. Garantire questo obbligo sarà l’ennesimo rompicapo per le scuole, con un peso aggiuntivo anche sui docenti, spesso chiamati a lavorare in condizioni non sempre favorevoli”.
Il testo del disegno di legge di Bilancio prevede anche che eventuali risparmio derivanti dalla misura possano confluire nel Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, ma solo fino a un massimo del 10% del valore complessivo del fondo. “Questo è il fondo destinato alle scuole per arricchire e migliorare l’offerta educativa e formativa. Del risparmio generato da questi tagli, però, solo una parte tornerà effettivamente alla scuola”, spiega Mugnai di DirigentiScuola. “Una situazione che rischia di creare disagi concreti e con un ritorno alle stesse davvero molto limitato”.