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12.03.2026

Studente autistico rifiutato da quattro istituti, la denuncia della madre: “La scuola è un diritto e un obbligo”

A Montesacro una madre attende ogni giorno una telefonata che potrebbe cambiare il futuro del figlio. Quando il telefono squilla, Olivia, 57 anni, spera che sia la scuola pronta ad accoglierlo alle superiori. Finora però la risposta è sempre stata negativa. A raccontare la storia è la Repubblica, secondo cui il ragazzo è stato rifiutato prima dall’istituto agrario, poi dal liceo artistico e infine dall’istituto alberghiero, l’ultima opzione scelta per costruire un percorso scolastico più vicino alle sue capacità.

Il giovane ha 14 anni e, racconta la madre, convive con un disturbo dello spettro autistico di livello 3. Per questo, spiega, un liceo classico o scientifico non sarebbe adatto. La prima scelta era stata proprio l’agrario, vicino casa e con attività pratiche all’aperto, come la cura dell’orto. Con l’inizio di marzo, però, sono arrivate le prime comunicazioni negative. “Quando facciamo l’iscrizione alle superiori dobbiamo indicare tre istituti, ma questo non significa che ci sia posto”, ha detto Olivia alla testata. Molte scuole, infatti, spiegano di aver già raggiunto il limite di studenti con disabilità.

Non sono solo i rifiuti a pesare, ma anche il modo in cui vengono comunicati. “Al liceo artistico sono stati estremamente scortesi, sembrava quasi che mio figlio fosse un problema”, prosegue la madre. Nel frattempo le richieste respinte sono diventate quattro: anche un istituto con indirizzo informatico, a cui era stata inoltrata l’iscrizione, ha dato risposta negativa. Olivia affronta tutto questo da sola, dopo la morte improvvisa del marito un anno fa, evento che l’ha spinta a lasciare il lavoro per seguire il figlio a tempo pieno. Il ragazzo, spiega, non comprende del tutto il concetto di morte, ma avverte la mancanza del padre: a volte guarda le sue fotografie e le bacia.

Le giornate scorrono tra terapie, assistenza domiciliare e attività sportive come tuffi, karate, rugby e atletica, spesso in gruppi dedicati ai ragazzi con disabilità. “La vera integrazione con i coetanei normotipici è rara. In fondo l’unico luogo dove avviene è la scuola“, conclude la madre.

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