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Aggiornato il 29.03.2026
alle 17:37

Studente di Trescore: ma i mezzi di informazione devono riportare davvero ogni dettaglio? La Carta di Treviso tutela i minori

Continuano le indagini sul caso della docente di Trescore Balneario accoltellata dal uno studente tredicenne che, a causa della sua età, non può essere considerato imputabile.
Gli elementi che stanno emergendo sono sempre più inquietanti: secondo quanto riportano alcuni quotidiani il ragazzo sarebbe stato in contatto con altri “amici” più vecchi di lui ai quali avrebbe confessato fin da subito l’intenzione di realizzare un video dell’evento.
Ma ci sono anche altre frasi pronunciate dal ragazzo che sono state smentite dall’avvocato della difesa e che, per la verità, noi non ci sentiremmo di riproporre in nessun caso.
E’ pur vero che, in linea di principio, i mezzi di informazione dovrebbero sempre perseguire l’intento di “raccontare la verità”, ma è anche fuori dubbio che i giornalisti hanno anche il dovere di attenersi ad un codice etico che, per quanto attiene fatti ed eventi che riguardano minori, è contenuto nella cosiddetta Carta di Treviso.
Non ci permettiamo ovviamente i giudicare testate e colleghi che, al contrario, hanno deciso di divulgare particolari delicati e forse anche imprecisi (il fatto che la difesa li smentisca non è di per sé dirimente dal momento che, come è noto, chi è soggetto ad una indagine gode dell’ampio diritto di difendersi nel modo considerato più appropriato).
Ma qui siamo di fronte ad un caso del tutto diverso: stiamo parlando di affermazioni attribuite ad un ragazzino che non ha neppure 13 anni e che, di fatto, possono servire più ad alimentare il circuito mediatico che non a far luce sull’esatta portata degli eventi (sempre ammesso che la Procura decida di considerarli di rilevanza penale).
Come giornalisti non possiamo e non dobbiamo mai dimenticare un passaggio fondamentale della Carta di Treviso; ” In ogni caso il giornalista tutela l’interesse del minorenne, evitando, sotto la propria responsabilità, fenomeni di spettacolarizzazione, sovraesposizione e strumentalizzazione. Il giornalista ha inoltre la responsabilità di valutare se l’esposizione attraverso i media produce conseguenze negative nei suoi confronti, a prescindere dal consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale”.

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