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Studente ustionato mentre fa Pcto, Bianchi: il numero tollerabile di morti in azienda è zero, presto accordo col ministero del Lavoro

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Il ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi interviene sugli incidenti occorsi durante le esperienze di Pcto, l’ultimo dei quali ha visto come protagonista, il 20 maggio, un ragazzo di 17 anni impiegato in una carrozzeria a Merano: il giovane è rimasto gravemente ferito – assieme ad un operaio di 36 anni – a causa di un ritorno di fiamma.

“Voglio rivolgere un pensiero al ragazzo di Merano – ha affermato il Ministro durante Didacta, in corso alla Fortezza da Basso di Firenze – -. I morti sul lavoro in questo paese sono troppi, il numero tollerabile è zero, non di più”.

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La sicurezza vale per tutti

Sul Pcto qualcosa si muove. “Noi stiamo firmando – ha sottolineato Bianchi – un accordo ulteriore con il ministero del Lavoro, devono valere le regole di sicurezza sul lavoro per tutti”.

Bianchi ha anche voluto ricordare che l’Italia “è il Paese che ha il più alto indice di morti sul lavoro, non solo per i ragazzi. Quando succede per un ragazzo ci deve mettere in evidenza che questo non è possibile per nessuno, tantomeno per un ragazzo”.

Non distinguere tra scuole statali e Cfp

Il titolare dell’Istruzione nazionale, infine, ha detto che quando si parla di sicurezza non bisogna “distinguere le diverse scuole”, quindi i licei, tecnici e professionali, ma soprattutto i Cfp, i Centri di formazione professionale: “queste sono scuole che lavorano già sulla formazione professionale, il che vuol dire che la nostra attenzione deve estendersi a tutto il comparto, non soltanto quindi alla parte statale o non soltanto alla parte dei corsi tradizionali”.

Its fondamentali

Il ministro dell’Istruzione ha anche fatto riferimento agli Istituti tecnici superiori: “Il lavoro sugli Its è fondamentale perché è la scuola che serve a ricucire e alzare tutto il sistema delle competenze del nostro Paese”.

“L’Italia è tutta da mettere in formazione, non si deve parlare solo di formazione dei ragazzi: riprendiamo intanto a pensare la scuola come una parte strutturata del Paese e non come un mondo a parte”.

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