Home I lettori ci scrivono Sulla sanzione alla docente di Palermo: alcune riflessioni

Sulla sanzione alla docente di Palermo: alcune riflessioni

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A questo punto ne sono quasi certo: alla fine la colpa della sanzione somministrata alla collega di Palermo di sospensione dal servizio per il lavoro fatto dai suoi studenti sarà addebitata ai marziani!

Questo fa capire l’incontro dei giorni scorsi tra il ministro dell’interno, il ministro all’istruzione e la docente stessa.

Il ministro dell’interno Salvini si è anche spinto fino a dire che le ricordava una sua docente che a lui piaceva tanto, mentre il ministro Bussetti ha affermato con sicurezza che la soluzione sarebbe stata individuata. Entrambi ad ogni modo hanno manifestato la fiducia negli uffici scolastici provinciali che hanno deciso che la collega doveva essere “punita”.

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Peccato che il provvedimento individuato sia quello, sembrerebbe, di una sorta di perdono, non dell’ammissione di colpa dell’ufficio che le ha somministrato la sanzione. Insomma, “diamoci un bacetto e facciamo pace”. Ma a questa soluzione la collega ha già risposto con un garbato “no grazie, o si cancella perché sbagliata la sanzione oppure si procede con il ricorso già pronto”.

Si, sicuramente i responsabili della sanzione vanno individuati tra gli extraterrestri. Anche se di una cosa, su questa vicenda, sono più che certo. La collega, attraverso il proprio operato, non aveva nessuna intenzione di diventare celebre.

Come tante colleghe e colleghi si limitava a fare, giorno dopo giorno, nella sede che le era stata assegnata, il proprio lavoro. Senza esposizione mediatica, senza maschere a tema e felpe indossate all’occasione, esclusivamente facendo riferimento alle proprie competenze professionali affinate nel rispetto di quanto contenuto nella nostra carta costituzionale e nei programmi ministeriali che disciplinano il proprio operato. Permetteva ai suoi alunni di esercitare ed affinare il dono prezioso dell’intelletto.

Chiedeva loro di mettere a confronto le informazioni storiche con i fatti attuali, leggerle, analizzarle, trarne le conclusioni. Nulla di rivoluzionario. Lo diceva già Giovanni Battista Vico, filosofo italiano vissuto a cavallo tra il 1600 ed il 1700, quando affermava (naturalmente sto semplificando) che la certezza che può offrirci la storia non è minore di quella offerta dalla geometria: entrambe infatti sono opera dell’uomo, e la loro comprensione può darci indicazioni preziose per l’azione presente e futura di quanti sono chiamati a prendere decisioni importanti per la collettività. Insomma, una docente normale. Eppure a ben pensarci è stata proprio questa normalità che ha dato fastidio ai solari del ministro Salvini.

Perché da persona normale non era disposta a farsi normalizzare in ossequio al potente di turno. Piuttosto si limitava a riconoscere agli alunni il diritto alle proprie idee ed al confronto prima di tirare le somme. Che infatti dicono a gran voce di non essere stati indottrinati e condizionati dalla loro docente. Affermano senza possibilità di equivoco che anche loro riescono a capire quanto gli ruota intorno, e si esprimono al riguardo. Forse è stata proprio la sua normalità non ossequiosa  che ha dato noia fino a fare scattare la censura più forte prima del licenziamento in tronco.

Ed allora voglio dirlo con forza a mia volta: anche io, da persona normale, da insegnante che senza clamore ha a che fare con bambini di tre, quattro e cinque anni, agisco come la mia collega Maria Dell’Aria. Non insegno loro, perché non sarebbe possibile, l’analogia tra le leggi razziali fasciste ed il decreto sicurezza, ma ne metto le basi. Perchè le conversazioni quotidiane in classe vertono sul diritto di parola non represso ed anzi favorito, sui “rimproveri” dei bambini quando nel tentativo di passare ad altro argomento mi dicono, in modo garbato ma senza sconti, “maestro, non ho ancora finito”, oppure “maestro, io non ho parlato”.

Si chiama democrazia. Una palestra scomoda per alcuni, un vaccino per fare crescere persone intellettualmente curiose, socialmente attive, non disposte, anche nella normalità quotidiana, a farsi normalizzare da capi e capetti pro tempore.

Gianni Dessanti