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Sulle modalità di reclutamento

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Spettabile Redazione,

scrivo in merito alla recente ipotesi di assunzione del personale precario della scuola. Dopo aver letto l’ennesimo articolo contro la presunta “sanatoria” prevista, ho sentito il bisogno di scrivere qualche considerazione.

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In primo luogo si sta discutendo di un’ipotesi: in questi anni ci sono stati dei continui cambiamenti in corso, persino decreti ministeriali già attuativi, e dobbiamo aspettare che un’ipotesi di reclutamento vada a buon fine senza colpo ferire? Su, siamo seri.

In secondo luogo, tutti coloro che riducono le assunzioni che non prevedono prove concorsuali a “sanatorie” (aggiungendo una serie di epiteti come: solita, vergognosa, indegna…) vengano a fare un giro nelle scuole italiane. In particolare comincino a farlo tra settembre e ottobre nelle scuole del Nord Italia: si accorgeranno che il valzer delle nomine non reca solo un danno ai precari ma anche agli alunni, ai quali non viene riconosciuto un principio sbandierato a parole, ma mai nei fatti: la continuità didattica. Si accorgeranno, inoltre, che quei tanti vituperati precari (impreparati, che cercano sempre scorciatoie…) sono gli stessi che consentono alla scuola italiana di funzionare, nonostante tutte le sue falle di sistema.

Chi tira in ballo la Costituzione sa benissimo di usare un argomento tendenzioso, così come chi, all’opposto, si richiama alla sentenza della Corte Europea contro l’abuso di precariato dello Stato italiano (che non impone in alcun modo l’assunzione di chi presta servizio per 36 mesi, ma solo sanzioni).
Come districare questa matassa così aggrovigliata? Anzitutto con una buona dose di pragmatismo. Tutti siamo d’accordo sulla necessità di selezionare la classe docente, ma se per una questione di principio dimentichiamo le gravi carenze d’organico (dai 100.000 ai 200.000 docenti su un totale di 800.000, una percentuale non indifferente) o siamo dei pazzi oppure degli idealisti. E non so cosa sia peggio.

Ovviamente il pragmatismo non deve indurci al vizio opposto: un becero opportunismo, un “liberi tutti” di cui beneficerebbero tutti coloro che non meritano di ricoprire quest’incarico. Allora bisognerà trovare una modalità di reclutamento che sia seria e al contempo efficace (magari potrebbe essere una modalità provvisoria per sanare una situazione d’emergenza), in cui il criterio della prassi, che è diverso dalla mera anzianità di servizio perché basato sull’accertamento di competenze relazionali, metodologico-didattiche e psico-pedagogiche che sono state acquisite (o meno) in diversa misura, sia valorizzato e non penalizzato secondo una visione puramente teorica.

Detto in termini più astratti: la modalità di reclutamento chiama in causa il modello di scuola che vogliamo si realizzi. Ma l’impressione che ho, da cittadino prima ancora che da insegnante (precario), è che il legislatore e prima ancora le élites intellettuali che quel modello dovrebbero ispirare abbiano le idee piuttosto confuse sulla scuola che vogliamo per il nostro futuro.

Vincenzo Alfio Motta

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