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Sulle Nuove Indicazioni: quale scuola nel prossimo anno scolastico?

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Non serve in questo momento riparlare di tutto quanto c’è stato dopo la pubblicazione della prima bozza delle Nuove Indicazioni, giugno 2024, e di quanta indignazione essa abbia suscitato in chi nella scuola ci insegna e, soprattutto ci investe in termini di energie e lavoro sottopagato. Per fortuna in moltissimi docenti resiste la consapevolezza di quanto la scuola pubblica sia importante e necessaria per la formazione dei cittadini del prossimo futuro. L’istruzione è un diritto fondamentale previsto dalla nostra Costituzione e da sempre coloro che vanno al governo si impegnano a cambiare l’impianto dell’istruzione fatto da chi li ha preceduti. La vecchia DC si è tenuto stretto il Ministero della Pubblica Istruzione sin dalla fine della guerra, quando la scuola era poco più che una “caserma”. È importante ricordare che quanto avvenuto nella nostra scuola in termini di cambiamento, è stato  dettato dalle sempre più pressanti richieste di miglioramento e apertura portate dal fermento culturale del sessantotto e da quello successivo degli anni settanta italiani. 

Dai Decreti Delegati all’introduzione del tempo pieno di 40 ore settimanali cominciava finalmente un modello di scuola più democratica, aperta e inclusiva, fatta di laboratori e di sperimentazioni di tutti i tipi. In quegli anni, e fino alla metà degli anni ‘80 del Novecento, la scuola italiana dell’obbligo ha rappresentato un modello di scuola alternativa, inclusiva e democratica. Naturalmente non è mai stato tutto bellissimo ma certamente meglio della situazione odierna. In realtà questa deriva in cui ci troviamo, con una scuola che ha quasi completato la sua trasformazione in azienda, e che, pare, debba produrre soltanto “capitale umano”, “forza lavoro” e, visti i tempi, “carne da macello” per guerre o difesa è in corso da almeno 40 anni. Da allora non abbiamo più il/la preside, ovvero chi “presiede” ma  un/una Dirigente che “dirige”. I segnali c’erano tutti e da molti anni, non scordiamo le tre I di Berlusconi, che hanno dato la prima grande spallata alla scuola come luogo per formare nuovi cittadini democratici e non individualisti.

L’inesorabile svolta a destra che questo ultimo governo sta dando alla nostra scuola anche con Nuove Indicazioni si evince già dal nome dato a questo ministero dal governo Meloni, ci troviamo a lavorare per un Ministero dell’Istruzione e del Merito: MIM! Sulla meritocrazia è in corso da tempo un dibattito acceso su quanto, il merito, crei ulteriori disuguaglianze aumentando la “competitività nelle prestazioni”. La parola “pubblica” è addirittura scomparsa… Il ministro Valditara ha dimostrato la più totale ignoranza o non considerazione di tutti i progressi fatti in questi anni, soprattutto a partire dalle scuole materne e primarie, in termini di conoscenza delle dinamiche dell’apprendimento, della consapevolezza di quanta complessità ci sia nella nostra mente fin dai primi anni di vita e di come sia necessario ripartire dal bambino/bambina di oggi, che si troverà a dovere affrontare un mondo complesso e multiculturale, altro che latino e libro Cuore! In fondo bastava lasciare come Indicazioni Nazionali quelle del 2012, dettate dalla collaborazione con un grande studioso come Tullio De Mauro o anche imparare la lezione ricevuta durante il COVID che la conoscenza non può essere trasmessa a distanza, la “relazione” è necessaria e deve essere necessariamente affettiva. Insomma a scuola bisognerebbe andarci volontariamente e per piacere, sia da parte degli alunni/e sia da parte di tutti/e quelli che ci lavorano ogni giorno.                                                       

Alla luce di tutto questo, bisogna continuare ad opporsi e non demordere, in altre parole: resistere. Anche se le Nuove Indicazioni entreranno in vigore dal prossimo anno è assolutamente necessario non solo continuare a fare rete come sta già avvenendo, seppur tra mille difficoltà, ma continuare a criticare e demolire parola su parola quanto scritto nelle NI. Le NI criticate e ancora da finire di visionare vanno considerate per quello che sono: scritte da persone ignoranti della materia, sono dannose e pericolose perché la democrazia va alimentata col confronto e anche con la critica e il dissenso, non certo con la propaganda. Se noi insegnanti “ubbidissimo” a quanto in esse contenuto, saremmo complici!

Perciò cerchiamo di non abbatterci e diamoci le regole che già sono venute fuori negli incontri fatti dopo la pubblicazione della bozza NI: evitare di usare i nuovi libri di testo che dall’anno prossimo dovrebbero essere adeguati alle NI, vigilando che passi tutto prima dal collegio e dal consiglio d’Istituto; continuare a cercare di coinvolgere e rendere consapevoli del “pericolo” il maggior numero di lavoratori e lavoratrici della scuola, senza dimenticare i dirigenti e, ovviamente, i genitori. Sarà un lavoro lungo e faticoso ma necessario, per cercare di proteggere, conservare e certamente migliorare la scuola pubblica, partendo dall’assunto che solo l’istruzione libera e democratica che dà una scuola pubblica può incidere sulla deriva culturale e sociale della società.

Laura Cardamone COBAS Scuola Pisa

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