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Aggiornato il 12.01.2026
alle 08:21

Supplenze brevi: un problema non più rinviabile

Il prossimo anno scolastico rischia di aprirsi con una difficoltà già annunciata: mancano supplenti per coprire le assenze brevi e, senza un intervento strutturale, le scuole potrebbero non reggere l’urto. L’allarme arriva direttamente dai dirigenti e dagli addetti ai lavori, che descrivono un sistema ormai al limite. Le recenti novità normative sulle supplenze, infatti, comporteranno un aumento delle assenze da coprire, ma l’organico disponibile non è sufficiente. Nei corridoi degli istituti il commento è sempre lo stesso: così non ce la si fa.

Il problema non è soltanto numerico, ma profondamente organizzativo. Le segreterie, già provate dagli accorpamenti, sono sovraccariche di lavoro; i dirigenti si trovano a inseguire disponibilità che spesso non esistono, mentre le classi restano scoperte o vengono gestite con soluzioni di fortuna. In questo contesto, la didattica passa inevitabilmente in secondo piano.

A farne le spese sono anche i docenti, sempre più spesso trasformati in semplici sorveglianti invece che insegnanti della propria disciplina. Non di rado vengono impiegati come “tappabuchi” anche i docenti di sostegno, sottraendoli al loro compito primario e penalizzando gli studenti più fragili. Una distorsione che evidenzia le crepe di un sistema che cerca di reggersi sull’emergenza quotidiana.

La situazione espone inoltre i dirigenti scolastici a rischi elevatissimi. Con l’impossibilità di accorpare le classi e la carenza di personale, lasciare studenti senza vigilanza diventa un pericolo concreto, anche sul piano delle responsabilità civili e, nei casi più gravi, penali. Un carico che nessuna scuola dovrebbe essere costretta a sopportare.

Per questo dagli istituti arriva una richiesta chiara: rafforzare l’organico di fatto, in particolare sul potenziamento. È lì che si può trovare una risposta immediata, con docenti già presenti nelle scuole e in grado di garantire continuità didattica senza ricorrere ogni volta a soluzioni tampone. In alternativa, il sistema rischia di crollare sotto il peso delle proprie contraddizioni.

Il timore diffuso è che, senza un intervento tempestivo del Ministero, il prossimo anno scolastico si apra all’insegna dell’improvvisazione. Ancora una volta, a pagare il prezzo più alto sarebbero gli studenti e i lavoratori del settore. La domanda, allora, resta inevitabile: com’è possibile continuare a risparmiare sulla scuola, scaricando i costi sull’organizzazione, sui docenti e, soprattutto, sul diritto allo studio?

La richiesta è semplice e non più rinviabile: più supplenti, possibilmente professionisti, ovvero idonei ai concorsi con in tasca l’abilitazione all’insegnamento, e più potenziamento. Perché la scuola può adattarsi a molte difficoltà, ma non può funzionare se viene lasciata senza le risorse minime per andare avanti.

Salvatore Francesco Ciurleo

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