Svastiche incise sugli schermi di due computer, sul pannello touch e su un banco. È quanto scoperto nei giorni scorsi nel laboratorio di informatica di un liceo scientifico di Bari. A portare la vicenda all’attenzione pubblica è stata l’Unione degli studenti di Bari (Uds), che ha condannato con fermezza l’accaduto. L’episodio ha innescato reazioni immediate da parte della dirigenza scolastica e delle rappresentanze studentesche.
La dirigente dell’istituto non ha nascosto la propria reazione: “Sono molto arrabbiata e molto amareggiata”, ha dichiarato a Repubblica, aggiungendo di essere “titubante nel dare un significato ideologico o simbolico” al gesto, preferendo parlare di “pura ignoranza e incapacità di cogliere il peso reale di certi atti”. La preside ha tuttavia escluso di poter archiviare la vicenda come una semplice bravata: “Non voglio derubricarla come una ragazzata. C’è una totale assenza di rispetto che va presa sul serio e affrontata”. Tra le conseguenze disciplinari annunciate, la sospensione dell’assemblea d’istituto. La dirigente ha anche inquadrato l’episodio in un fenomeno più ampio: “Sono almeno un paio d’anni che si sta diffondendo un disinvolto uso del bene pubblico, con vandalismi piccoli e grandi. È un fenomeno che mi allarma e fa parte dei tempi nuovi”.
Netta anche la posizione dell’Unione degli studenti, che ha respinto qualsiasi tentativo di ridurre l’accaduto a un atto di vandalismo ordinario: “Disegnare una svastica in una scuola non è solo un atto vandalico – si legge nella nota dell’Uds – Questo simbolo rappresenta il periodo più buio della storia, un pensiero che ha causato lo sterminio di milioni di persone». L’organizzazione studentesca ha poi allargato la riflessione al piano educativo, sottolineando come le scuole non debbano limitarsi a trattare il tema del fascismo e dell’antifascismo negli ultimi anni del percorso scolastico, ma «approfondirlo in ogni occasione”.