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Tablet nella scuola dell’obbligo? Era meglio il quadernone

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La settimana scorsa in un corso di formazione sulle didattiche inclusive con le nuove tecnologie, in una scuola a Cosenza, parlando di software libero, una collega mi chiede cosa ne penso dell’uso del tablet a scuola, in particolare delle app gratuite

Anche perché ci sono progetti e ditte che sponsorizzano questi acquisti. La collega osservava comunque che ad una osservazione ponderata, nel tempo si è visto che alla fine i tablet di fatto un progetto o una azione, non vengono utilizzati con consuetudine, si comprano e rimangono negli scaffali.

Un discorso a parte riguarda l’uso del tablet come strumento per la comunicazione mobile a scuola, strumento che utilizza la CAA.

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Bambini afasici, autistici, extracomunitari, o con patologie inerenti il disturbo del linguaggio, per i quali ci sono, delle app eccezionali e gratuite che consentono di comunicare per immagini e gratuitamente: Let me talk, ARABOARD, Izi Ozi, ARAWORD.

Per tutti gli altri usi secondo me non si dovrebbe permettere al tablet di entrare nella scuola dell’obbligo.

E cerco di spiegare perché:

1) crea problemi nella vista

Perché obbliga ad un uso della vista in un campo ristretto, inoltre se si scrive alla tastiera per lungo tempo le cose tendono a peggiorare.

2) crea difficoltà di attenzione e concentrazione

Il tablet è luce emessa, non riflessa come dalla carta del libro, (gli strumenti per la lettura hanno una emissione luminosa completamente diversa), per cui abbiamo uno strumento che spara luce in faccia ai bambini continuamente, e richiede azioni di risposta velocissime che obbligano ad una scansione interpretativa del campo faticosa per la vista e per la capacità di attenzione che si starebbe formando nei bambini. I nostri bambini hanno molti occhiali in più rispetto a 30 anni fa. Domandatevi il perché.

3) Crea difficoltà di composizione e interazione fra le potenzialità dello strumento

Sul tablet è quasi impossibile una attività in multitasking, cosa che sul PC è naturale, lavorare con 2 o più programmi aperti (con sodilinux addirittura con più ambienti di lavoro- scrivanie aperte), o su una scrivania con libri aperti, documenti e fotocopie da consultare. Col tablet è faticosissimo, tutto deve funzionare in memoria.

4) mancanza assoluta di privacy, tracciamento degli utenti.

Tutte le App sono intrise di pubblicità invadenti sul piano della privacy, ed espongono i ragazzini ad una speculazione commerciale pur di utilizzare un determinato servizio.


5)
 Imbroglio sull’uso di questo strumento

La vocazione principale del tablet, che i bambini e i ragazzi vedono fare dai genitori, è l’intrattenimento più che l’apprendimento e la concettualizzazione. L’uso che ne fanno i genitori è sempre pensato nel campo del divertimento, del passatempo, per fare acquisti; per cui i bambini e ragazzi, appena possono col tablet a scuola deragliano dalla attività assegnata per andare a giocare o cercare app per divertirsi.

6) Difficoltà d’uso per mancanza di connettività

Il tablet hanno necessità di connettività a buona qualità per funzionare, e le scuole in gran parte non ne hanno.

7) Rischio di navigazioni inappropriate

Chi lavora nella scuola sa cosa significa questo problema, date in mano un tablet ai ragazzini e bambini e vedrete cosa succede!

8) Quasi impossibilità di uso di applicativi liberi

Esistono piattaforme poco invasive, ma di solito filtrate o da Google, Apple o microsoft, inoltre gli insegnanti per lavorare su questa o quella app, quasi mai si fanno problemi se si incorre in pubblicità o tracciamento dei naviganti, c’è molta disinformazione sulla privacy.

9) Scelte effettuate col dito spesso preimpostate a basso livello di applicazione del pensiero.

Poco tempo per pensare e scegliere. Risultato, educhiamo a fare pressapoco le cose, che tanto le puoi ripristinare in default.

10) Necessità di buona memoria a breve termine e memoria visiva

Operare con tablet esige avere buona memoria a Breve Termine e una consistente memoria rappresentativa visuo-spaziale.
Il campo visivo e le informazioni che hanno a disposizioni gli utilizzatori di tablet sono poche, per cui, il dominio di controllo non permette di avere un campo abbastanza vasto per agire con ponderazione.

Vedi carte geografiche, mappe, disegni o testi che sul tablet sono visti visti a pezzi e bocconi; tutto deve restare in testa a disposizione del frammento che vedo sul tablet, per poterlo processare e decidere.

Per cui io sono contrario al tablet alla scuola primaria e secondaria, sulle scuola superiore mantengo un giudizio sospeso, ma è del tutto evidente che quello che riesco a fare con un PC non lo faccio col tablet, meglio se con 2 monitori uno principale e uno esteso.

Per finire vi voglio far riflettere con questo video.

Io non sono un neurobiologo per cui non ho titoli per parlare e confutare l’uso del tablet o smarthfone nei piccoli, ma la dott.ssa Lucangeli si.

 

Tempo lungo pensiero profondo, rappresentazione, riflessione e sviluppo di pensiero critico: adesso in un nano-secondo da un clic all’altro non si riesce nemmeno a ponderare bene le scelte, e se si aspetta un po’ davanti al monitor si pensa che qualcosa non funzioni; ed ecco che nei bambini parte il sistema “ tante prove chissà che riesco” sistema imparato con la playstation.

Il tempo è corto per tutto, tempo corto e pensiero superficiale mi pare sia una conseguenza dell’utilizzo di strumenti che non aiutano a riflettere con calma.

Anche se io sono un fautore dell’utilizzo delle N.T. didattiche (meglio se libere e OpenSource) mi viene da dire che se le tecnologie didattiche le usiamo male era meglio prima, solo con i   libri, la conversazione una buona matita, un quadernone, un bravo insegnante che fa riflettere sulle cose che dice o leggiamo e un esercizio continuo alla riflessione profonda.

Così quando un ragazzino parla o agisce, chissà, magari ci ha pensato su un pochino.

 

Francesco Fusillo