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Talents Venture: importanza dell’istruzione e diritto alle pari opportunità

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Gli italiani spendono sempre di meno per l’istruzione universitaria e la cultura: a dirlo uno studio di Talents Venture, che si basa su dati Ocse e Istat.

Nel 2015, in Italia gli investimenti in istruzione universitaria sono stati pari allo 0,92% del Pil. Nell’area OCSE dell’1,52%, ma l’Italia è tra i Paesi dell’OCSE in cui la spesa per istruzione ha visto aumentare il contributo dei privati in misura maggiore.

Le rette universitarie sono aumentate del 12% in 3 anni.

Considerando i servizi non essenziali, le famiglie italiane spendono in istruzione solamente lo 0,96% del budget mensile. Per fare un confronto, per ogni euro investito in istruzione universitaria, si spendono € 5,5 in bevande alcoliche e tabacchi.

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I genitori laureati spendono per l’istruzione universitaria dei loro figli oltre 3 volte in più di quanto spendono i genitori che hanno conseguito la sola licenza elementare o nessun titolo di studio.

La  ricerca di Talents Venture, mette a fuoco delle contraddizione che non hanno eguali in Europa.

“Il nostro Osservatorio ha voluto dare il proprio contributo per la lettura dei dati provenienti dall’Education at a Glance 2018 – ha dichiarato Pier Giorgio Bianchi amministratore e fondatore di Talents Venture – integrando i dati presentati nel rapporto con l’indagine sulle spese delle famiglie svolta annualmente dall’Istat”.

L’indagine, che ha l’obiettivo di rilevare i comportamenti di spesa delle famiglie, restituisce un quadro problematico.

“Nel 2017 la spesa media mensile delle famiglie per istruzione universitaria è stata pari a 8 euro (96 euro nell’intero anno). Questo dato ha però poca importanza se letto in valore assoluto – prosegue Paolo Alberico Laddomada, Account Manager di Talents Venture – è più interessante notare che la spesa per istruzione universitaria rappresenta solo lo 0,32% del totale della spesa media mensile degli italiani.”

I consumi privati per l’istruzione universitaria non sembrano essere una priorità per i cittadini italiani. Inoltre il 20% più ricco della popolazione destina all’istruzione universitaria, in termini assoluti, 7,35 volte di più di quanto è speso dal 20% più povero della popolazione.

Far comprendere l’importanza dell’istruzione

“In un paese in cui l’investimento in istruzione universitaria viene demandato sempre di più all’iniziativa dei privati – spiega Talents Venture – è necessario che ai cittadini siano fornite informazioni adeguate riguardanti i diversi corsi di laurea ed i meccanismi di finanziamento dell’istruzione universitaria, con cui le famiglie potrebbero aumentare le capacità di spesa per il futuro dei propri figli”.

Informazioni adeguate e puntuali, infatti, permettono di comprendere come allocare le proprie disponibilità economiche in maniera più efficace; nuovi meccanismi di finanziamento invece avrebbero il grande pregio di consentire una maggiore condivisione del rischio “formativo”.

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Utilizzare delle risorse economiche per l’istruzione dei figli costituisce un investimento alla pari di altri strumenti finanziari e, per questa ragione, è un’attività da condurre con prudenza e competenze; i rischi che caratterizzano  l’investimento in istruzione potrebbero infatti concretizzarsi nell’impossibilità del soggetto che si è istruito di trovare una occupazione.

Per questo è importante sensibilizzare i cittadini del fatto che maggiori investimenti in istruzione universitaria mettono in moto l’ascensore sociale, consentendo ai figli di crearsi un futuro migliore di quello dei padri.

La scuola

Il primo protagonista, viene spiegato da Talents Venture,  deve essere il mondo della scuola, che ha il dovere di spiegare al giovane studente come il conseguimento di una laurea potrebbe garantirgli benefici altrimenti insperabili, investendo pochi anni della propria vita nella maturazione di competenze che siano contemporaneamente vicine alle proprie passioni e utili per l’accesso al mercato del lavoro.

Parallelamente alle università dunque, il terzo importante giocatore di questa partita sono le imprese, che devono essere in grado di attrarre i talenti che escono dagli atenei remunerando adeguatamente le competenze e mirando allo sviluppo umano e professionale di ogni dipendente.

Lo Stato

Ultimo attore, ma non meno importante, è lo Stato italiano che ha l’irrinunciabile dovere di vigilanza su tutti gli stakeholders menzionati, mettendo in campo le misure opportune affinché vi sia un allineamento di interessi complessivo.

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