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Telecamere contro il bullismo, non tutti i docenti sono favorevoli

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I Partigiani della Scuola Pubblica, preoccupati e sorpresi dal titolo di un articolo Ansa “82% docenti favorevole a telecamere“, a parere loro fuorviante, poiché può sembrare un valore assoluto sulla totalità degli insegnanti italiani e non riferito ai partecipanti al sondaggio fb di cui si parla, sentono il bisogno di intervenire e comunicare la loro opinione nel merito di installare le telecamere all’interno delle aule scolastiche per debellar eil fenomeno del bullismo.

TELECAMERE IN CLASSE SONO INVASIVE E VIOLANO LA PRIVACY

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Le norme riguardanti la videosorveglianza, fanno notare i Partigiani della Scuola Pubblica, sono giustamente rigide: La norma è ripresa dal Codice Privacy che impone la gradualità e i principi di necessità, finalità, legittimità e correttezza, proporzionalità e non eccedenza del trattamento, nonché l’obbligo di informativa del lavoratore.”

L’attività di videosorveglianza è particolarmente invasiva. Per questo motivo il Garante per la Privacy ha fissato alcuni principi che devono essere sempre rispettati“.

Principio di necessità: va escluso ogni uso superfluo e vanno evitati eccessi e ridondanze.
I soggetti pubblici e privati non possono assumere quale scopo della videosorveglianza finalità di sicurezza pubblica, prevenzione o accertamento dei reati che invece competono solo ad organi giudiziari o di polizia giudiziaria oppure a Forze Armate o di Polizia
“.
(cit. http://www.carabinieri.it/cittadino/consigli/tematici/giorno-per-giorno/questioni-di-privacy/videosorveglianza)

Come Scrive anche la Prof.ssa Lucia R. Capuana, docente e autrice di un blog sulle tematiche scolastiche (articolo consigliatissimo), anche I PSP sostengono che “…i docenti sono pubblici ufficiali e quindi già tutelati dalla legge a cui, purtroppo, pochi di quelli oggetto dei media in questi ultimi giorni, per quanto mi è dato sapere, abbiano fatto debito ricorso. La dignità del nostro ruolo e della nostra professione la mettiamo noi in discussione quando non siamo in grado di attivare tutte le procedure democratiche di cui la scuola ed il suo funzionamento sono dotati, quando rinunciamo al nostro diritto di essere rispettati innanzitutto come persone e dopo anche come docenti, quando abdichiamo al nostro dovere di cittadini prima ancora che come docenti“.

STATUTO LAVORATORI VIETA LE VIDEO RIPRESE
Anche lo Statuto dei lavoratori vieta le riprese audiovisive nei luoghi di lavoro divieto d’uso di impianti audiovisivi (art.4) e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori.” Altra fondamentale questione è che aberrazioni del provvedimento potrebbero manifestarsi sotto forma di esercizio del controllo sugli educatori e loro eventuale repressione se ‘contrastivi’ o semplicemente critici nei confronti del sistema. Una banale denuncia potrebbe condurre all’accesso agli atti per fini diversi da quelli nobili previsti.

I PSP PROPONGONO QUALCHE SOLUZIONE

Cosa fare allora? Sicuramente agire con celerità negli ambiti più vicini al vissuto dei ragazzi, migliorando la loro valenza ai fini della crescita come individui e cittadini. Social, programmi televisivi, spesso di pessima qualità educativa, cultura a tutti i livelli. Coinvolgendo legislatori, intellettuali, imprenditori della comunicazione, strutture amministrative del territorio oltre che, naturalmente, scuole e famiglie, soprattutto quelle in difficoltà. Sempre assolutamente nel totale rispetto dei principi di Democrazia e Costituzionalità.