Metal detector in ogni scuola? Impossibile: a dirlo è stato oggi, a margine dell’evento “La scuola e il futuro: prospettive e responsabilità educative”, in corso a Milano. a Milano, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, a seguito dell’accoltellamento dello scorso 25 marzo di una insegnante a scuola da parte di un suo alunno tredicenne.
I metal detector sono stati invocati da Valditara all’indomani di un altro fatto di cronaca, l’accoltellamento di un ragazzo da parte di un compagno a gennaio. Poi, dopo qualche giorno, è stata diffusa una direttiva congiunta con il ministro degli Interni Piantedosi in cui è stato stabilito che le scuole che lo desiderano possono installarli.
“Sarebbe assurdo immaginare metal detector all’ingresso di qualsiasi scuola”, ha detto, come riporta Il Corriere della Sera, ma “ci sono molte realtà difficili, complicate, dove oggettivamente c’è un disagio, dove gli insegnanti e gli studenti sanno che magari ci sono compagni che portano coltelli in classe. E in quei casi, la scuola deve poter chiedere alle istituzioni protezione nei confronti degli studenti e nei confronti del personale scolastico. Poi, certo, questo è uno dei tanti strumenti, non è quello che risolve tutto”.
Poi il ministro ha parlato delle condizioni della docente, che ha visitato ieri: “Sta molto meglio. Ieri abbiamo avuto un bellissimo colloquio di quasi un’ora. Abbiamo parlato della scuola, di tante problematiche e c’è anche un appello che mi sento di fare anche a nome suo. Un appello ai genitori ad essere sempre più vicini e attenti alla crescita dei propri figli, a non lasciarli soli, soprattutto quando sono ragazzini, con il cellulare e con i social”.
“Il caso del 17enne arrestato perché stava pianificando una strage a scuola rappresenta un segnale gravissimo che non possiamo ignorare. Dallo schermo dei social alla violenza reale, purtroppo, il passo può essere breve, e immaginare quale avrebbe potuto essere l’esito di questa vicenda è inquietante. Per questo è necessario intervenire rapidamente, anche adeguando il sistema normativo e rafforzando la collaborazione con i gestori delle piattaforme digitali, come già evidenziato dal Ministro Valditara”.
“Ma non basta, spesso definiamo i ragazzi ‘nativi digitali’ per la loro abilità tecnica, ma questa non coincide con una reale consapevolezza dei rischi. È qui che entra in gioco la responsabilità degli adulti e serve una vera alleanza educativa tra scuola e famiglia, fondata su regole condivise, presenza attiva e dialogo costante. I ragazzi non possono essere lasciati soli davanti a uno schermo, così come non li lasceremmo soli in una piazza affollata. È una sfida educativa oltre che tecnologica, che richiede interventi urgenti ma anche una responsabilità diffusa da parte di tutta la comunità educante”, queste le parole della sottosegretaria all’Istruzione e al Merito, Paola Frassinetti.