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Test sierologici: ma non è più semplice farli a scuola, viste anche le oggettive difficoltà emerse?

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Rimbalzo di responsabilità anche per i grandi problemi rilevati nella effettiva possibilità di effettuare i test sierologici da parte degli insegnanti e del personale Ata. E a fronte di incapacità organizzative e di probabile scarsa programmazione (programmazione e raccordo fra le parti coinvolte che avrebbe probabilmente consentito di non arrivare impreparati a ridosso dell’avvio dei prelievi previsto per il 24 agosto, anche perché avrebbe chiarito prima la posizione ad esempio dei medici di base), si è persino giunti quasi a “colpevolizzare” la classe docente per questa ennesima ”falsa partenza”!

Infatti, in un articolo pubblicato ieri da Fabrizio De Angelis su questa testata leggiamo che il segretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), Silvestro Scotti, afferma che molti medici di famiglia aderenti alla Fimmg hanno contattato i loro pazienti insegnanti o collaboratori scolastici per sottoporli al test (che comunque non è obbligatorio), avendo già da alcune settimane un elenco degli aventi diritto. Ebbene, Scotti fa sapere che tre lavoratori su dieci avrebbero rifiutato i test sierologici in vista del rientro a scuola.

Difetti organizzativi e kit che mancano in molte regioni

Se il discorso non fosse serio, ci sarebbe pure da sorridere se si pensa che nel frattempo sempre la Federazione italiana dei medici di medicina generale aveva segnalato che in molte regioni mancano i kit per i medici di famiglia (cosa confermata da altre fonti), che appunto dal 24 agosto (lo “screening” è previsto sino ad una settimana prima che inizino le attività didattiche, mentre per il personale che prende servizio successivamente all’inizio dell’anno scolastico i test potranno essere effettuati prima dell’entrata in servizio) avrebbero dovuto avviare la somministrazione dei test sierologici per il personale docente e Ata. E la stessa Fimmg lamentava di non aver potuto contare su una organizzazione efficace e che uno dei problemi sarebbe legato al meccanismo previsto per il ritiro del materiale, come segnalato in un altro articolo: “Siamo noi a dover ritirare il materiale, ma fare 120 km per il ritiro – come può accadere in alcune aree del Paese – si trasforma in uno spreco di tempo sottratto ai pazienti. Si potrebbe pensare di far arrivare i kit ai colleghi attraverso la Protezione civile o la Croce rossa“, ha evidenziato Domenico Crisarà, vice segretario della Federazione italiana medici di medicina generale.

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Insomma una annotazione che mal si concilia con la dichiarazione di Scotti (sempre Fimmg) che segnala il rifiuto di parte del personale scolastico – che poi in effetti se il 30% si sarebbe dichiarato contrario significa che il 70% era favorevole, ed essendo comunque un test volontario mi sembra che la percentuale non sia poi così negativa – quando tutto era pronto ed erano anche stati personalmente contattati.

Test presso i medici di base, che spesso però si dichiarano indisponibili perché ritengono inadeguate le misure di sicurezza

In realtà la circolare del Ministero della Salute n. 8722 del 7 agosto scorso specifica che è l’assistito a contattare il proprio dottore, in modo da determinare l’accesso per l’effettuazione del test su prenotazione, consentendo in tal modo il rispetto dell’organizzazione dello studio medico. Ma molti medici di medicina generale (MMG) si sono dichiarati non disponibili perché non ritengono adeguati i locali a loro disposizione.

Infatti sono diversi i medici di famiglia che hanno manifestato il timore che non vi sarebbero sufficienti misure di sicurezza somministrando i test sierologici nei loro studi.

Come riporta Alessandro Giuliani in suo articolo, il segretario generale dello Smi (Sindacato medici italiani, che rappresenta circa 8 mila medici tra ospedalieri, medici di famiglia e guardie mediche) sottolinea che si tratta di “un no motivato: non vorremmo si replicasse quello che è successo negli ospedali o nelle Rsa”. Il segretario Smi, Pina Onotri, precisa: “non tutti gli studi medici sono strutturati in modo tale che siano sanificabili e lì dove ci fossero dei positivi, il medico dovrebbe stare in quarantena e lo studio conseguentemente rimarrebbe paralizzato”.

E’ un concetto simile a quello espresso dal vicepresidente regionale Sardegna dello Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani): Edoardo De Pau ha detto, secondo quanto riportato dall’Ansa, che “basta un insegnante positivo e il medico si deve fermare”, ricordando che “il medico di base si occupa di tante altre patologie. Tra l’altro, anche volendo, i medici di base non hanno ricevuto né indicazioni né kit per l’esecuzione del test”.

Tutt’altra la posizione espressa dalla Cisl medici, che ha dato la propria disponibilità incondizionata ad effettuare lo “screening”.

Il personale si può rivolgere anche alle Asl: ma alcune non danno informazioni precise e comunque c’è il rischio di lunghe attese

Nel caso non li possa fare presso lo studio del proprio medico, a chi vuole fare i test sierologici resta la possibilità di rivolgersi alla Asl di appartenenza (previa dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante lo status lavorativo, che non deve essere autenticata in quanto presentata ad una Pubblica Amministrazione o ad un esercente un pubblico servizio, e quindi non si applica la marca da bollo: sarebbe stato il colmo!). Quello che temevamo è che magari dalla Asl rispondessero che la disponibilità ad effettuare il prelievo non era a breve termine. Invece addirittura alcuni docenti segnalano che in qualche Asl non sanno dare informazioni in merito.

C’è chi pur di effettuarli li va a fare presso strutture private a pagamento. Ma allora c’è da chiedersi: la “cabina di regia” (in questo caso Ministero della Sanità, Cts presso la Protezione civile, Ministero dell’istruzione) che ci sta a fare?!

Soprattutto appare chiaro che non si è pensato per tempo alle problematiche di tipo operativo/organizzativo, neppure dopo avere fissati gli indirizzi operativi nella suddetta circolare del 7 agosto.

Lo “screening” andrebbe ripetuto periodicamente per essere attendibile e dovrebbero farlo anche gli alunni

Poi, se vogliamo essere precisi, occorre dire che in assenza di tampone, secondo noi, il test andrebbe ripetuto periodicamente, perché con i test sierologici si va alla ricerca delle immunoglobuline, ma in caso di infezione per essere prodotti tali anticorpi passa circa una settimana (per le IgM che vengono prodotte prima rispetto alle IgG, ma queste persistono maggiormente nel tempo, dopo la scomparsa delle IgM) e quindi il soggetto potrebbe essere “positivo” da pochi giorni e non si saprebbe. Se invece il prelievo dà esito positivo è previsto che il competente Dipartimento di prevenzione provveda all’effettuazione del test molecolare, non oltre le 48 ore dall’esito del test sierologico.

Andrebbe anche valutato quello che ha affermato Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, in una intervista pubblicata tempo fa su “la Repubblica”: “ci sono diversi test sierologici realizzabili anche con sangue capillare, cioè con quello prelevato dalla puntura sul polpastrello come si fa per i diabetici, ma questi test capillari non sono così affidabili” come quelli su siero analizzati in laboratorio.

Ora si parla di una trentina di minuti per sapere se un test diagnostico rapido dà esito positivo sulla presenza del virus mediante una banda fluorescente (sono gli stessi test che prevedono il prelievo dalla goccia di sangue dal polpastrello o si tratta di una cosa diversa?).

Poi che senso ha che il test lo facciano solo i docenti e il personale Ata, laddove a scuola la presenza ovviamente più massiccia, dal punto di vista numerico, è quella degli alunni (magari “asintomatici”)? Quindi anche gli studenti dovrebbero fare i test sierologici periodicamente (tra l’altro sono loro che generalmente frequentano fuori dal contesto scolastico ambienti “più a rischio”). O a qualcuno interessa solo preservare la salute dei ragazzi (giusta precauzione) ma non anche, nella reciprocità, quella del personale?! Oppure, come sempre è una questione di costi (ma scuola e salute non sono le priorità, o lo sono solo a parole?!): peraltro la mancanza di “monitoraggio” anche per i ragazzi, li esporrebbe maggiormente purtroppo a possibili contagi fra loro stessi (e non dimentichiamo i rischi anche per i familiari).

I test sierologici vanno effettuati a scuola: i medici sarebbero disponibili ed è una soluzione semplice per tutti

Tra l’altro se i test sierologici venissero effettuati a scuola sarebbe relativamente semplice organizzare una turnazione che possa coinvolgere in poche giornate sia docenti (e Ata) che alunni. E comunque, anche per i soli docenti, viste le problematiche emerse e segnalate in questo articolo, sarebbe opportuno effettuarli a scuola, invece di costringere chi decide di farli a “rincorrere” medici di famiglia non sempre disponibili (magari, come abbiamo detto, anche per ragioni legittime e comprensibili) o stare dietro ai tempi delle Asl, dove comunque devono recarsi personalmente (in certi casi a distanza di diversi chilometri dalla propria residenza) facendo magari anche lunghe attese.

Non si poteva delegare un medico dell’Inps o comunque dell’Asl a recarsi a scuola ed effettuare in una sola mattinata (nel caso dei docenti; qualche giorno in più se coinvolti, come dovrebbero, anche gli alunni) i prelievi necessari e raccolti in provette poi farli analizzare in laboratorio (o almeno effettuando il meno sicuro “test rapido”)? Non ci ha pensato nessuno della “cabina di regia”? Allora almeno ci pensino ora‼

Per mascherare una inefficace e tardiva organizzazione non si dia la responsabilità agli insegnanti!

Oppure qualcuno potrebbe sospettare che per nascondere la propria incapacità organizzativa si vogliano poi additare (non sarebbe la prima volta!) i docenti come responsabili del “fallimento” di questa iniziativa, consentendo involontariamente ai tanti denigratori della classe docente di allestire l’ennesima “campagna mediatica” contro gli insegnanti! Approfittando magari dell’esternazione (sicuramente non tendenziosa) del segretario nazionale della Fimmg che afferma che sono stati diversi docenti contattati a rifiutare i test sierologici in vista del rientro a scuola.

Invece la maggior parte del personale vuole fare il test sierologico, ma magari senza tutti gli ostacoli che sta trovandosi di fronte. Dove meglio che sul luogo di lavoro?

E la cosa è fattibilissima in quanto anche il presidente del Sindacato medici italiani, Ludovico Abbaticchio, ha detto “perché non fare questi test nelle stesse scuole? Siamo disponibili in tal senso”, chiarendo così che il diniego ad eseguirli riguardava proprio la mancanza di sicurezza e di assunzioni di responsabilità presso gli studi dei medici di famiglia (spiegando che se svolti presso gli ambulatori dove i dottori ricevono i propri assistiti “la sanificazione dello studio del medico di famiglia deve essere a carico del sistema sanitario e così deve avvenire con lo smaltimento dei rifiuti, che attuando i test deve avvenire quotidianamente, insomma ci devono essere dei criteri minimi di garanzia e sicurezza”) e non una indisponibilità degli stessi medici, che stando a quanto dice Abbaticchio a scuola li effettuerebbero.

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