La distribuzione dei posti autorizzati per l’XI ciclo del TFA sostegno torna al centro del dibattito. Secondo i dati del Ministero dell’Università e della Ricerca, in diverse regioni del Mezzogiorno i posti messi a bando superano di gran lunga il fabbisogno stimato, mentre nel Nord Italia la disponibilità di corsi resta insufficiente. Una situazione che ha spinto diverse organizzazioni sindacali a chiedere una programmazione più coerente tra formazione e reali esigenze del sistema scolastico.
I numeri evidenziano un forte squilibrio territoriale, come ha evidenziato Repubblica. In Sicilia, ad esempio, a fronte di un fabbisogno stimato di 611 nuovi docenti di sostegno per scuola dell’infanzia e primaria, il Ministero ha autorizzato 2.687 posti nei corsi di specializzazione. Un rapporto che supera di oltre quattro volte le necessità indicate pochi mesi prima.
Il fenomeno riguarda più in generale il Mezzogiorno. Nelle otto regioni meridionali il fabbisogno complessivo era di poco superiore a 6.700 docenti, mentre i posti autorizzati superano gli 11mila. In alcune regioni, come Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Sicilia, i posti disponibili risultano addirittura tripli rispetto alle esigenze stimate. Al contrario, nel Nord Italia, a fronte di un fabbisogno di circa 20mila docenti specializzati, i posti autorizzati sono circa 7mila, con una carenza che sfiora le 13mila unità.
La distribuzione dei posti è stata contestata da diverse sigle sindacali, che parlano di una programmazione poco aderente alle esigenze del territorio. Secondo la FISI si tratta dell’ennesimo “scandalo TFA”, mentre la Flc Cgil Sicilia evidenzia il rischio di formare nuovi docenti in territori dove le graduatorie risultano già sature.
Anche la Cisl Scuola richiama il problema della mancata stabilizzazione degli insegnanti specializzati. Secondo il sindacato, il nodo non riguarda soltanto il numero dei corsi, ma soprattutto la difficoltà di trasformare i posti disponibili in assunzioni a tempo indeterminato, garantendo così continuità didattica agli alunni con disabilità.
Sulla stessa linea anche la Uil Scuola, secondo cui manca una reale correlazione tra l’attivazione dei corsi universitari e il fabbisogno delle scuole. Per il sindacato sarebbe necessario concentrare i percorsi di specializzazione proprio nelle aree dove i docenti specializzati continuano a mancare.
Parallelamente, il costo dei percorsi di specializzazione continua a essere elevato. In molti atenei le quote di iscrizione oscillano tra i 3mila e i 4mila euro, ai quali si aggiunge il contributo per sostenere la prova di accesso. Secondo i sindacati, questa situazione rischia di alimentare un numero crescente di docenti specializzati che, soprattutto nelle regioni meridionali, potrebbero attendere anni prima di ottenere una cattedra stabile, mentre nel Nord le scuole continuano a ricorrere a personale privo della specializzazione per coprire i posti vacanti.