Prendere la cattedra e andare in pensione nello stesso giorno. È una vicenda curiosa, ai limiti del paradossale, quella vissuta da Liborio Princiotta, 68 anni, insegnante di religione originario di Brolo, paese di poco più di cinquemila abitanti in provincia di Messina. Dopo due decenni di attesa il docente – a lungo precario in servizio presso l’istituto tecnico commerciale “Francesco Paolo Merendino” di Capo d’Orlando, sempre nel messinese – ha superato l’esame orale per l’immissione in ruolo. Nelle stesse ore, come detto, è andato in pensione. Un doppio traguardo a dir poco unico, festeggiato per ben tre volte, racconta in questa intervista alla Tecnica della Scuola.
“Ho aspettato questo giorno per 23 anni“, spiega il docente. “Mi ero sempre posto questo obiettivo, ma mi ero quasi rassegnato ad andare in pensione senza essere di ruolo. Poi, nel 2025, è uscito il concorso, e ho deciso di partecipare”. A quel punto Princiotta aveva già 67 anni, ma chiede un prolungamento dalla dirigente scolastico Maria Riccirdello e alla vice Mariangela Sapienza, “che mi è stato concesso, anche perché a scuola mi occupavo di molte cose, compresi i progetti Erasmus”. Ottenuta la proroga, il prof. si mette sotto per affrontare l’esame. Non senza suscitare qualche curiosità. “Qualcuno dei commissari mi ha chiesto perché partecipassi, visto che stavo per andare in pensione. Ho risposto con il sorriso, ma in maniera decisa, che non volevo negarmi questa soddisfazione. Mi hanno detto che avevo ragione e abbiamo fatto l’esame”.
Superato con risultati brillanti, rivendica il docente. “Sono arrivato terzo tra tutti i candidati, nonostante il mio inglese un po’ claudicante, frutto del tipo di studi che si facevano quando ero ragazzo”. Il pomeriggio stesso, prosegue, si è tenuto il collegio docenti di fine anno, nel quale si saluta chi va in pensione. “Ho fatto tre feste, una la mattina, una volta passato l’esame, l’altra dopo il collegio docenti e la terza la sera, con i parenti e gli amici più cari”. Tanta gioia, insomma, ma anche la consapevolezza di poter essere un esempio per i giovani precari “tentati” di gettare la spugna. “Da cattolico, dico che la speranza non deve mai morire“, spiega. “Da laico, dico che la vita riserva tante sorprese, sia negative che positive, ma per vederle bisogna avere la forza di aspettare e di non mollare“.
Una storia che per il docente rappresenta anche un riscatto personale. “Ho deciso di diventare docente di religione dopo la morte di mia moglie“, racconta. “Ero già molto vicino alla fede, ma in quel momento ho capito che volevo fare un passo avanti, diventando diacono. Grazie al consiglio del nostro vescovo di allora, Ignazio Zambito, che per noi è stato come un padre, ho intrapreso il percorso di docente di religione”. Una strada che si è rivelata presto quella giusta per Princiotta. “Sono stato graziato, o fortunato, a seconda delle visioni. Ho incontrato dei professori fantastici, mi sono appassionato sin dalla prima materia, che era Sacra Scrittura, e prima ancora di avere la laurea ho cominciato a dare qualche lezione. E adesso eccomi qui, non per vantare me stesso, ma per dire ai giovani docenti di non mollare mai“.