Sarebbero oltre 220.000 i tagli che l’amministrazione Trump starebbe mettendo in opera a partire dall’inizio del 2025 fino a novembre scorso, in attesa di sapere cosa farà col nuovo anno. Un taglio, racconta La Voce di New York, vicino al 10%, nel quale sarebbero comprese le mancate nuove assunzioni.
Tagli però chirurgici, perché a essere sotto il filo delle forbici ci sarebbe il comparto culturale e umanitario.
Per quanto riguarda l’Istituto per le scienze dell’istruzione, il personale è passato da 191 a 25, meno 87%, mentre il fondo nazionale per le discipline umanistiche da 216 a 58, meno 73% , e al Dipartimento dell’Istruzione, il personale è calato da 4.275 a 2.496 unità, meno 42%.
Secondo il direttore del personale federale, si tratterebbe di una riorganizzazione per rendere l’amministrazione “più efficiente” e con l’obiettivo di destinare le risorse dei contribuenti a una struttura “reattiva” e di qualità.
Che potrebbe essere una giustificazione accettabile, se non ci fosse dall’altra parte della bilancia la crescita dei fondi a favore dell’Agenzia immigrazione e controllo doganale (Immigration and Customs Enforcement, ICE), che risulta in aumento di circa il 30%.
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