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Turchia, con la riforma i liceali iscritti d’ufficio alle scuole islamiche

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Come annunciato, in Turchia la riforma della scuola si domostra tutt’altro che un passaggio verso la libertà di scelta formativa: secondo il quotidiano Hurriyet nel quartiere di Sultangazi, nella periferia della parte europea di Istanbul, ben 3.000 studenti che avevano chiesto di frequentare un Anadolu Lisesi, corrispondente a una scuola di studi umanistici, o un istituto tecnico, si sono trovati iscritti d’ufficio a scuole islamiche, le imam-hatip, rilanciate dalla riforma voluta dal governo islamico di Recep Tayyip Erdogan.

La vicenda sta facendo discutere. Perché l’anno scolastico in Turchia è appena iniziato e gli effetti dell’applicazione della riforma si fanno già sentire: tre cicli da quattro anni con possibilità di scegliere istituti religiosi islamici dal secondo ciclo. La riforma dell’istruzione – fortemente voluta dal premier Erdogan, che aveva dichiarato che la Turchia avrebbe allevato generazioni di “cittadini devoti” – è stata approvata nel marzo scorso con i voti del solo Akp, il Partito islamico conservatore per la Giustizia e lo Sviluppo che guida il Paese dal 2002. Il punto più contestato è la possibilità per gli studenti di accedere alle scuole religiose dopo il primo ciclo di studi, a 10 anni.
Il quotidiano Zaman riporta che 100 famiglie hanno manifestato davanti al provveditorato agli studi intonando slogan come “Non vogliamo un’educazione reazionaria” e accusando il ministero dell’Istruzione di aver disposto l’iscrizione d’ufficio.
Per qualche ragazzo lo spostamento è stato motivato con il voto basso al Sbs, corrispondente al nostro esame di terza media. “Avevamo presentato la domanda di iscrizione alla Scuola commerciale Gazi e alla Scuole tecnico-commerciale di Sultangazi – dice Sevda Batmaz, mamma di uno dei ragazzi dirottati nelle imam-hatip – ma mio figlio non è stato accettato a causa dei voti bassi al Sbs”.
“Mio figlio – prosegue la signora – non è assolutamente interessato a ricevere un’educazione religiosa. Noi siamo aleviti. Costringono le persone a iscriversi alle imam-hatip senza tenere conto di questo. Rivendicheremo i nostri diritti fino all’ultimo”. Un altro genitore, Seher Ay, ha detto che suo figlio è contrario a ricevere un’educazione religiosa e che non può venire costretto a frequentare un imam-hatip.

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