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Ugl: paragone impossibile, chi viene assunto oggi a mille km da casa ha enormi difficoltà

Rispetto a 20 e più anni fa, quando il ministro faceva il pendolare, i docenti hanno degli stipendi troppo bassi per potersi permettere di andare a lavorare a mille chilometri da casa.

A sostenerlo è Giuseppe Mascolo, segretario generale dell’Ugl Scuola. “Prendiamo atto ed apprezziamo chi ha accettato una cattedra a 350 km da casa (il riferimento è alla Giannini ndr), ma ci sono almeno due elementi che il ministro sembra non tenere nella giusta considerazione: nelle procedure di immissione in ruolo e quindi di assegnazione delle cattedre, troppo spesso ci troviamo ad assistere a lavoratori che dovranno assumere servizio in una scuola distante oltre 1.000 km dalla propria abitazione – prosegue – i lavoratori della scuola, percepiscono uno stipendio che ha un potere di acquisto che nulla ha a che vedere con gli stipendi di vent’anni addietro e, a questo si aggiunge che il Ccnl di categoria non viene rinnovato da circa un decennio”.

“Il ministro, quindi, dovrebbe dirci – continua il sindacalista – con quali risorse i docenti dovrebbero fare i pendolari, pagare un affitto e rispondere quotidianamente a tante altre difficoltà?”. “Sarebbe opportuno invertire il senso di marcia e predisporre un serio e costruttivo confronto con le parti sociali che essendo i portavoce dei lavoratori, certamente ben conoscono i problemi che affliggono il “pianeta scuola” e potranno proporre soluzioni adeguate atte a risolvere le problematiche del comparto”.

 

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A proposito, invece, della “nuova fase concorsuale esprimiamo un parere contrario, almeno fino a quando gli inclusi nelle graduatorie e gli idonei ai precedenti concorsi troveranno la giusta collocazione nella scuola”, aggiunge Mascolo.

Per poi conclude: “Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini continua a parlare di “buona scuola” vantandosi del cospicuo numero di insegnanti immessi in ruolo. Le ricordiamo, pero’, che tutto ciò è conseguenza di quanto disposto dalla recente sentenza della Corte europea che ha condannato l’Italia a stabilizzare i lavoratori con più di tre anni di supplenze annuali”.

 

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