Home Politica scolastica Un anno dal NO: Unicobas fa il punto su LIP e referendum

Un anno dal NO: Unicobas fa il punto su LIP e referendum

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In occasione dell’anniversario del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, Unicobas decide di esplicitare chiaramente la propria posizione sulle questioni scolastiche (e non solo) più discusse in questo momento.
La posizione è esplicitata in un ampio e articolato documento, disponibile integralmente nel sito del sindacato, in cui non si risparmiano critiche a nessuno. A partire dal Comitato per il NO al referendum costituzionale, colpevole . secondo il segretario nazionale di Unicobas Stefano d’Errico, di non aver condotto la propria analisi fino alle ultime conseguenze.

RAPPRESENTANZA SINDACALE E DIRITTTO DI SCIOPERO

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Le questioni sono molteplici: si va dalle modalità con cui oggi viene misurata la rappresentatività sindacale fino al diritto di sciopero, messo in forse anche da un emendamento inserito nel decreto fiscale e firmato da Maurizio Sacconi (FI).

BASTA CON LA LIP SCUOLA

Per venire a temi più scolastici d’Errico prende le distanze anche dalla LIP e dal Comitato che la sta sostenendo; le ragioni sono sia di metodo che di merito.
Intanto c’è il fatto che Unicobas non condivide la “deriva” attuale della proposta di legge che sembra essere ormai più uno strumento con finalità elettorali nelle mani di Rifondazione Comunista che una autentica proposta per scardinare la legge 107 e ripartire da una scuola rispettosa della Costituzione e della libertà di insegnamento.
D’altronde – sottolinea d’Errico – la proposta di legge non contiene nulla sulla possibilità di far uscire il comparto scuola dai vincoli del decreto legislativo 29/93 che hanno ridotto la professione dell’insegnante a una mera funzione impiegatizia.
Rispetto al testo precedente la nuova versione non contiene più il riferimento al “preside elettivo” e questo – sottolinea d’Errico – accade perché il Comitato ha voluto garantirsi il consenso della Flc-Cgil e cioè di quello stesso sindacato a cui va bene anche l’attuale meccanismo di rappresentatività sindacale perché serve a mantenere fuori i sindacati di base.

Ma la Flc-Cgil viene chiamata in causa dall’Unicobas pure per la vicenda del referendum abrogativo di disposizioni della legge 107: “c’è stata ambiguità da parte della Flc, impegnatasi solo in parte nella raccolta delle firme e poi ‘disorganizzata’ a tal punto da raccontare all’intero Comitato Referendario che quelle stesse firme fossero 515.000 anziché 467.000, così che venissero consegnate senza speranza alcuna”

LA PIATTAFORMA

Da dove ripartire allora?
Per capirlo – sostiene d’Errico – bisogna cercare di comprendere il senso del “ ‘No Sociale’ alla generale politica renziana e dell’Unione Europea” e quindi proporre un programma che, a partire dalla cancellazione della norma sul pareggio di bilancio, preveda quanto meno:
• l’abolizione completa della L. 107/2015, impropriamente chiamata “La Buona Scuola”;
• l’abrogazione della legge sulla rappresentanza sindacale del 1997 per il settore pubblico che impedisce elezioni democratiche su lista nazionale, negando persino il diritto di assemblea in orario di servizio al sindacalismo di base;
• l’abolizione del Jobs Act e il ripristino dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori;
• l’abolizione della legge ‘Sblocca Italia’;
• il ritiro dell’incostituzionale controriforma della Pubblica Amministrazione;
• l’eliminazione della legge Fornero;
• la devoluzione del 6% del PIL all’Istruzione.

E, se qualcuno avesse ancora qualche dubbio, d’Errico chiarisce anche un altro punto: l’Unicobas non intende fare aperture di credito nei confronti di nessuna forza politica, neppure del M5S che verrà valutato sulla base del programma e delle proposte concrete senza cedere alla tentazione di sostenere in modo aprioristico posizioni meramente anti-renziane.

Ma perché, oggi, d’Errico ha deciso di prendere questa posizione netta e certamente scomoda?
“Il motivo è semplice – ci spiega – fare finta di nulla sarebbe da ipocriti ed è giunto il momento che tutti si assumano fino in fondo le proprie responsabilità, a partire dai tanti sedicenti anti-renziani a parole ma che hanno allegramente votato a favore della legge 107, del jobs act e della riforma Fornero, per citare solo i provvedimenti più nefasti degli ultimi anni”