Un altro caso relativo ad un giovanissimo docente, che solo a diciannove anni è di ruolo. Si tratta di un insegnante di informatica, che lavora ad Aosta. Pochi mesi dopo la maturità, conseguita nel 2024, ha iniziato a supplenza a settembre nello stesso istituto e nel giro di un anno, dopo aver vinto il concorso, è entrato di ruolo.
“Mi hanno contattato per la cattedra di teoria informatica e quella di matematica. Ho accettato la prima. Non me l’aspettavo”, ha spiegato a Il Corriere della Sera. Nel frattempo si è iscritto all’università online di Computer Science. “In classe ho studenti poco più piccoli di me. Seguo sia le prime ma anche gli ultimi anni prima della maturità”, ha aggiunto.
“Il segreto? Ascolto e ho trovato il modo di farmi rispettare. Ad aiutarmi i docenti con più esperienza. Sono stati loro a suggerirmi di partecipare al concorso. Così ho seguito il loro consiglio e ho anche vinto. Non posso insegnare teoria finché non avrò la laurea – ha concluso -. È quello che farò presto. Ma insegnare mi piace e credo continuerò a farlo”.
Pochi giorni fa ha fatto scalpore la notizia relativa ad un 19enne che lavora già come docente di ruolo. Si tratta di un insegnante tecnico pratico che si è spostato dalla Sicilia al Veneto per insegnare. Il giovane docente – si legge in una nota – ha iniziato la procedura di selezione quando aveva ancora 18 anni, e l’ha conclusa con successo tre mesi dopo averne compiuti 19.
Il ragazzo ha raccontato la sua storia a Il Corriere della Sera. “Già dal primo giorno mi sono sentito accolto in una maniera molto calorosa, tanto da non farmi pesare il viaggio di 13 ore di macchina dalla Sicilia. Non mi hanno fatto pesare né l’essere il più giovane né essere l’ultimo arrivato, perché entrare ad anno in corso non è così semplice”, ha spiegato.
Ecco come è riuscito a entrare in sintonia con gli alunni: “Io ho una teoria, se così la possiamo definire – ha spiegato -: credo che l’insegnamento vada oltre la semplice lezione frontale. L’insegnamento deve prendere lo studente a 360 gradi e lo deve guidare in un percorso, senza annoiarlo. Rifacendomi alle mie esperienze recenti da studente, ho bene in mente quello che avrei voluto ricevere. Utilizzando questo mio approccio, riesco ad entrare sulla stessa lunghezza d’onda dei ragazzi, che mi capiscono e mi rispettano. Resto pur sempre un docente, con il compito di infondere in loro la conoscenza, la quale non deve fermarsi alla semplice teoria ma deve andare ben oltre, perché una volta uscito da scuola un allievo non ha più noi docenti”.
L’assunzione a tempo indeterminato a soli 19 anni – che per tanti precari storici altrettanto meritevoli, anche con decenni di supplenze alle spalle, concorsi vinti e idoneità centrate, potrebbe essere interpretata come una beffa – è stata resa possibile dal fatto che gli studenti che hanno svolto gli studi superiori in un istituto professionale hanno la possibilità di collocarsi dirittamente nelle graduatorie delle supplenze e di partecipare ai concorsi pubblici: una possibilità che sarebbe dovuta venire meno a fine 2025, ma che un emendamento al decreto legge 127 del 9 settembre scorso, il cosiddetto decreto Maturità, approvato in Senato prima in commissione e poi in Aula, ha prorogato fino al 31 dicembre 2026: i candidati con il solo diploma di maturità hanno tempo ancora poco più di un anno, quindi, per diventare insegnanti tecnico pratici.