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Un male oscuro avanza nel cuore dei giovani

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“Sentivo il demone dentro di me, sono uscito di casa con un coltello per ucciderla”. Le parole pronunciate dal 16enne per l’omicidio dell’amica Chiara Gualzetti, presentano diverse analogie con omicidi simili.

Troppi sono oggi i ragazzi con personalità particolari. Ciò significa che un male oscuro avanza nel deserto dei cuori di molti giovani.

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È difficile indagare personalità così complesse, eppure è necessario farlo, perché possa emergere con sempre maggiore chiarezza la loro vera identità.

Il trepidante pensiero di questi insondabili misteri ci pone alla ricerca di quel filo rosso che lega una età caratterizzata da una lotta con gli aspetti più contraddittori dell’ essere e dell’esistere.

Nella consapevolezza di un contesto culturale in profondo cambiamento che va conosciuto e valutato con attenzione, bisogna riconoscere che sono proprio le dinamiche emozionali che contraddistinguono l’intensa esistenza degli adolescenti e che vanno sostenute e supportate da stili di vita e metodi pedagogici ben calibrati a seconda dell’età e delle concrete circostanze esistenziali.

Per liberare i giovani da pericolose tentazioni, è fermamente necessario investire sull’educazione, che non può essere vista come una semplice prestazione professionale, ma come un vero e proprio rapporto parentale che richiede un coinvolgimento totale, non part-time. Il vero educatore è soltanto colui che, in qualche modo, è padre. Per questo l’amore è la condizione necessaria per chi voglia occuparsi di educazione.

Soltanto il desiderio di mettersi in gioco può rendere autorevoli e autentiche le parole e aiutare gli adolescenti ad affrontare le dure prove della vita e condividerne gioie, fatiche e sofferenze. A stretto contatto con loro sboccia uno straordinario sentimento di condivisione che rivela il volto della confidenza, della tenerezza, della pace. L’inestimabile dono della libertà guida progressivamente nell’opera di promozione della vita e di restaurazione piena della persona umana.

La percezione dell’educazione come legame profondo che unisce, immette in una dimensione di fraternità universale che spinge e va oltre l’esplicita azione formativa.

Le esperienze vissute a scuola, in famiglia e nella società, concorrono alla promozione di tutte le dimensioni umane e, in particolare, di ciò che è distintivo e qualificante la persona: la coscienza.

Nel nostro tempo, segnato dalla nostalgia della buona educazione, ma anche dal rifiuto dell’educazione, a volte percepita come una minaccia alla propria libertà e autonomia, gli adolescenti necessitano di un’attenzione premurosa che possa orientarli e renderli veramente liberi e responsabili.

Pertanto, il tema dell’educazione non può essere un vago e generico discorso, ma una testimonianza che delinea i tratti dell’uomo, un prezioso strumento per entrare nell’ interiorità, per aiutare a vivere secondo una logica affettiva e non aggressiva, che riveli un amore capace di prendersi cura di ciascuno.

In questa prospettiva, la famiglia e la scuola costituiscono il quadro primario e fondamentale nel quale è possibile promuovere un’efficace azione pedagogica.

L’intesa tra educatori e genitori apre un percorso che si snoda su tre piste: la missione educativa, la condivisione, il dono.

La missione educativa assume una funzione socio-politico-culturale che concorre a far maturare uno stile di vita sempre più incisivo, un modello diverso nel quale ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità a vantaggio di una particolare, intelligente, armoniosa e delicata opera di sensibilizzazione che tocchi tutto l’universo etico degli adolescenti.

In questo contesto assume particolare rilievo la questione educativa. Scuola, famiglia e società non possono abbandonare i giovani a se stessi, alla corrente delle opinioni fallaci del mondo, ma devono poter riaffermare la forza dell’educazione e sentire la formazione come missione propria e sulla quale non è possibile transigere, né giungere al alcuna forma di compromesso.

Ogni metodo e ogni azione educativa devono proteggere e promuovere, devono prestare attenzione alle singole persone e vivificare la vita degli adolescenti con progetti vigorosi e geniali, capaci di appellarsi alle forze dell’umana natura.

La condivisione e il dono sono gli ingredienti tipici di un metodo pedagogico chiamato a coltivare le buone disposizioni che i ragazzi possono manifestare. La scuola deve essere la preparazione ai doveri della vita e sintetizzarsi nell’idea di bienséance, cioè, il “vivere bene”.

Pertanto, la qualità e il rispetto della vita sono in stretto rapporto con l’educazione che deve essere capacità di esprimere la bontà e l’affetto del cuore, ovvero, una concreta tenerezza interiore.

Fernando Mazzeo