Prima ora | Notizie scuola del 26 maggio 2026

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26.05.2026

Un prof: “Sono itinerante, lavoro in otto plessi e faccio 24 km al giorno. Sembro un corriere ma guadagno come gli altri”

Un docente palermitano si definisce “professore itinerante”. Il motivo? Lavora in due istituti diversi, per un totale di otto plessi e 24 chilometri da percorrere ogni giorno. L’insegnante ha raccontato la sua condizione in una lettera inviata a Fanpage.

La lettera

L’uomo parla di “una realtà della scuola italiana di cui si parla troppo poco: quella degli insegnanti ‘itineranti’. Quando si pensa al lavoro del docente, l’immaginario comune evoca una persona che entra in un’aula, chiude la porta e fa lezione alla sua classe. La mia realtà quotidiana, purtroppo, assomiglia molto più a quella di un corriere espresso o di un rappresentante di commercio, con la differenza che io non trasporto merci, ma mi occupo dell’educazione delle future generazioni”.

Ecco il suo sfogo: “Ogni giorno percorro mediamente 24 chilometri in macchina. Lavoro per due diversi Istituti Comprensivi, frammentato su ben 8 plessi scolastici differenti (tre da una parte, cinque dall’altra). Nel corso della settimana incontro e mi occupo di oltre 100 bambini.

Vorrei invitare a riflettere su cosa significhi concretamente questa quotidianità:

Una logistica logorante: significa che la mia automobile è diventata una succursale della scuola, costantemente carica di materiali didattici. Significa consumare carburante, tempo e chilometri che nessuno mi rimborserà, correndo da un paese all’altro per non fare ritardo al cambio dell’ora. Un carico mentale ed emotivo insostenibile: gestire più di 100 alunni non significa solo fare lezione. Significa dover ricordare 100 nomi, 100 volti, decine di situazioni familiari diverse, bisogni educativi speciali (BES) e disabilità. Significa doversi adattare ogni giorno a 8 sale insegnanti diverse, con regole, colleghi, orari e dinamiche interne differenti.

Una burocrazia raddoppiata: lavorare per due istituti significa rispondere a due dirigenti scolastici, relazionarsi con due segreterie, incastrare il doppio delle riunioni, dei collegi docenti e dei consigli di classe, spesso con sovrapposizioni orarie logoranti”.

Stipendi troppo bassi

“Di fronte a questa complessità logistica e umana, che richiede doti di coordinamento e resistenza allo stress fuori dal comune, lo Stato italiano applica un appiattimento retributivo imbarazzante. A parità di anzianità, lo stipendio di chi vive questa odissea quotidiana è identico a quello di un collega che ha la fortuna di lavorare su un’unica sede, magari a pochi passi da casa. Un docente all’inizio di questo percorso guadagna circa 1.400 euro netti al mese; una cifra che, tolte le spese di trasporto e l’usura del mezzo proprio, diventa quasi offensiva.

Se dovessimo applicare i criteri del settore privato, tra indennità di trasferta (multisede), rimborso chilometrico secondo e tabelle ACI e indennità di disagio per l’alto numero di utenti gestiti, una professione del genere dovrebbe essere retribuita con almeno 2.500 euro netti al mese.

Non è solo una questione di soldi, è una questione di dignità e di qualità della scuola. Come può un insegnante garantire la massima serenità e lucidità didattica quando arriva in classe trafelato, dopo aver guidato nel traffico, sapendo che dopo un’ora dovrà scappare verso un altro paese? La scuola si regge sulla flessibilità e sul sacrificio di migliaia di docenti invisibili che, come me, tengono insieme i pezzi di un sistema frammentato, soprattutto nelle province e nelle aree interne. Credo sia giunto il momento che il Ministero riconosca, anche economicamente, il peso di queste cattedre ‘nomadi’. Non chiediamo privilegi, ma il riconoscimento del lavoro reale”.

Stipendi scuola, i dati Aran

Gli stipendi del comparto istruzione crescono – e lo faranno ancora quando entreranno in vigore gli aumenti previsti dal nuovo contratto collettivo nazionale del triennio 2022-2024 – ma il confronto con il resto della Pubblica amministrazione, salvo rari casi, resta impietoso.

È quanto emerge dall’ultimo Rapporto semestrale dell’Aran, l’Agenzia che rappresenta lo Stato nelle trattative contrattuali. Nell’anno in corso, le retribuzioni nel comparto Istruzione e Ricerca hanno registrato una crescita del 2,8%. Un dato leggermente superiore alla media generale della Pubblica Amministrazione, che si attesta al 2,7%, e più alto rispetto alla sanità (+0,8%) e alle funzioni locali (+0,6%), settori che a loro volta stanno aspettando che i nuovi contratti producano i loro effetti.

Ma è rispetto alle Funzioni Centrali (ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici), che il confronto è impietoso. In questo comparto, infatti, l’aumento nel 2025 è stato del 5,4%, quasi il doppio rispetto a quello dei docenti e del personale scolastico. Un’impennata dovuta a diversi fattori, dall’anticipo del rinnovo contrattuale al potenziamento dell’indennità di vacanza, fino al ricalibro delle indennità di amministrazione.

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