Una proposta pensata per venire incontro alle famiglie in difficoltà, che si è trasformata in un caso politico. La Regione Emilia-Romagna ha annunciato l’apertura sperimentale delle scuole primarie a partire dal 31 agosto, due settimane prima dell’avvio ufficiale dell’anno scolastico, su base volontaria e con un contributo simbolico da parte delle famiglie. L’iniziativa, firmata dall’assessora regionale Isabella Conti, ha sollevato le proteste degli operatori del turismo della Riviera romagnola, preoccupati per un possibile accorciamento anticipato della stagione estiva.
Il Consorzio Riccione Turismo ha definito la proposta un “mondo al contrario“, rilanciando anche la richiesta di spostare l’apertura delle scuole al 1° ottobre. L’assessora Conti, in un’intervista al Corriere, respinge le critiche con decisione. “Stiamo facendo un’operazione che non danneggia nessuno e porta solo benefici”, ha dichiarato. “Parliamo di due settimane a scuola ma fuori dalla didattica, se non proprio gratuite, con un contributo simbolico da parte delle famiglie per vincolare minimamente la partecipazione. Chi non ha soldi, ha risposte in più. Chi può o vuole stare al mare può farlo.
Si tratta di una proposta perfettamente rispettosa di tutta la complessità che abbiamo ascoltato in questo anno e mezzo di lavoro”. La preoccupazione che la misura venga percepita come di fatto obbligatoria viene smentita anche sul piano organizzativo: “Sono proposte organizzate da operatori esterni alla scuola. Insegnanti e personale scolastico non verranno gravati in nessun modo. Abbiamo previsto pure le risorse perché al termine delle due settimane vengano sistemate le scuole senza ricadute sul personale”.
Al centro della proposta c’è una lettura precisa del disagio economico delle famiglie. “Le famiglie sono in difficoltà, l’inflazione e il carovita le stanno mettendo in ginocchio”, ha spiegato Conti. “I genitori fanno gli equilibristi tra lavoro, figli e stipendi che finiscono in fretta. Tanto che ci siamo concentrati sulle prime due settimane di settembre che spesso sono quelle in cui si fa più fatica”. Sulla risposta dei territori, l’assessora si dice soddisfatta: “Sanno bene che il tema è sentito, sono desiderosi di mettere a terra la misura al meglio. Ferrara, che non è governata dal centrosinistra, ha aderito subito”. Sul criterio della volontarietà Conti insiste: “Chi vuole fare le vacanze a settembre può farlo, chi a luglio e agosto, a settembre non avrà il patema e avrà più possibilità di spesa. Il dubbio è che agli operatori del turismo sia sfuggito questo passaggio”.
La sperimentazione di quest’anno è solo il primo passo. “Abbiamo percepito più l’urgenza da parte dei Comuni di dare risposte alle famiglie. Anche per arrivare al 2027, quando la misura diventerà strutturale, pronti. Ci sono Comuni dove i centri estivi a settembre non ci sono”, ha spiegato l’assessora. Strutturale significa, nelle sue parole, “che diventa legge, estesa a tutti i comuni e potenzialmente a tutte le scuole. Facoltativa. Ci piacerebbe che ogni bambino potesse frequentare la propria scuola a tempo pieno”. Sul ritardo con cui la proposta è arrivata alle famiglie – già organizzate con centri estivi -. Conti non si sottrae: “Abbiamo percepito più l’urgenza da parte dei Comuni di dare risposte alle famiglie”. L’iniziativa ha avuto comunque il merito, riconosce lei stessa, di riaprire il dibattito nazionale sul calendario scolastico: “Mettere mano al calendario scolastico è oggettivamente complicato. Non è tra le competenze delle Regioni, saremmo potuti intervenire solo su pochi giorni. Ma in realtà ci sono famiglie contrarie, bisognerebbe rivedere gli stipendi degli insegnanti oltre che l’edilizia scolastica”.