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Una beffa per docenti e studenti

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Arriva il “TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 8 aprile 2020, n. 22” arriva l’ennesima beffa per due tra i principali protagonisti di questa emergenza, docenti e studenti.

La scuola è da sempre, come tanti comparti della nostra società, una patata troppo bollente da gestire.

Un groviglio di norme e burocrazia che rendono questo settore, se pur delicato e cruciale nella sua essenza, immerso in una chiara confusione di intenti.

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E’ ormai, da anni palese la convergenza della didattica verso un cambiamento graduale e sostanziale. Fatto sta che è sempre più nitida, a chi opera direttamente sul campo, l’impressione che l’infinità di norme e note ministeriali perdano di vista il vero ruolo di due tra i principali attori di questo dramma.

Ovunque si continua a sentir parlare di <<didattica a distanza>>, cercando di voler addolcire e in apparenza tutelare tutti i protagonisti di quella che dovrebbe essere chiamata col suo nome proprio << Didattica di Emergenza>>.

Ad uno spettatore poco attento e non coinvolto direttamente nel sistema scuola, questa piccola differenza può apparire cosa inutile, eppure non è così.
Il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, in occasione dell’approvazione del decreto, ha sottolineato come il ministero abbia lavorato << Con l’obiettivo di mettere al centro gli studenti e garantire qualità dell’istruzione>>.
Il problema è: in che modo?……La sorpresa sta proprio nel decreto.

Le azioni e le dichiarazioni, poco prudenti fatte durante i mesi di emergenza appena passati <<Tutti ammessi>>, in realtà ci avevano fatto intuire, come docenti, di non essere salvaguardati nella dignità del nostro impegno continuo e costante anche durante la DAD(Didattica a Distanza), nei confronti degli alunni. Con ciò non si intende dire che gli adolescenti siano tutti poco seri, poco responsabili e poco rispettosi dei ruoli, ma più semplicemente, si intende dire che alcune dichiarazioni possono essere demotivanti all’impegno quotidiano da parte di chi come gli adolescenti sono stati tra i più colpiti e danneggiati dalla condizione di distanziamento sociale.

Il ministro, accortasi probabilmente delle dichiarazioni avventate, ha subito chiarito che i docenti sarebbero stati messi in condizione di effettuare una valutazione e una ammissione seria alla classe successiva.
Ed ecco la scabrosità del caso che rende <<l’obiettivo di mettere al centro gli studenti e garantire qualità dell’istruzione>> un chiaro <<Fuori obiettivo>>.
Molti discenti, per fortuna hanno dato prova di grande responsabilità e tenacia nel lavoro a distanza riportando notevoli risultati nel raggiungimento degli obiettivi delle competenze. Pochi altri, purtroppo, hanno palesemente approfittato della situazione, latitando puntualmente dal lavoro, con la scusa più ovvia, la connessione mancante.

Per questi ultimi che saranno ammessi con le relative insufficienze, il docente deve compilare un documento in cui si impegna per tutto l’anno successivo a progettare strategie didattiche volte a colmare le lacune accumulate.

Ma se si procede al conteggio delle assenze fino al 4 marzo e ritenendo quelle della DAD non computabili, ecco che già si fa un primo passo verso il ridurre la capacità di azione dei docenti che con impressionante solerzia hanno dato vita alla DAD come garanti dei risultati del lavoro svolto da tutti gli allievi.

Ma tali indicazioni sono state obbligate dal fatto che la sospensione delle lezioni rende illegittima ogni forma di valutazione dello studente e, dunque, non si può né effettuare verifiche scritte, né interrogazioni orali né tantomeno prove pratiche. Bisogna inoltre tener presente che adottando la didattica a distanza è alquanto difficile, se non impossibile, garantire equità e trasparenza. E comunque non sono sostenute da alcuna validità giuridica in quanto la cosiddetta DAD non è né prevista, né normata.

E il povero docente alla luce di tutto questo viene trattato come un burocrate compila carte.

Ora! Fino a quando queste azioni chiamate PAI e PIA avessero una valenza strutturata nella valutazione finale, queste sarebbero un’azione garantista, costruttiva, gratificante e motivante mettendo al centro della mission scolastica sia il lavoro del docente che quello del discente. Il fatto è che questa è solo un’azione di facciata che nella sostanza non cambia nulla. Non motiva né tutela il discente che anche non colmando le lacune resta ammesso alla classe successiva. Non tutela né gratifica il lavoro del docente che si trova solo a sobbarcarsi di ulteriori documenti senza valore da compilare. Non costruisce un rapporto serio tra docente e discente se poi non ha alcuna valenza ai fini del merito. Non garantisce il merito di quei discenti che hanno dimostrato tenacia e spirito di sacrificio e si sono sempre costantemente impegnati, anche durante la DAD e con tutte le difficoltà del caso.

Se come dichiarato <<l’obiettivo di mettere al centro gli studenti e garantire qualità dell’istruzione>>, probabilmente siamo <<Fuori obiettivo>>.

Il legislatore, in sostanza, alla luce di tutte le direttive derivanti da decreti, note e circolari fa cadere sui dirigenti il peso di responsabilità che, comunque, non soddisfano assolutamente le richieste del territorio (strutture e strumenti tecnologici adatti a soddisfare gli obiettivi), e sui docenti (vedi l’ordinanza:m_pi.AOOGABMI.Registro Decreti.0000011.16-05-2020), attraverso il ”PAI (Piano di apprendimento individuale) ed il “PIA (Piano Integrato degli Apprendimenti)” la responsabilità di trovare il modo per far recuperare gli obiettivi e le competenze cui il discente ha diritto, indipendentemente che questa derivi dalla capacità o dalla volontà dello stesso discente.

Il discente, dal canto suo, non avendo obbligo di partecipazione alla didattica a distanza, non essendo computate le assenze come giusto che sia alla luce di migliaia di casi e situazioni del tutto personali, non può essere penalizzato per eventuali lacune negli apprendimenti, in quanto queste non possono essergli attribuite.
E’ semplice intuire come questo possa causare confusione e discriminazione nei ruoli e nelle responsabilità.

Infatti l’ordinanza, tradotta in termini più elementari, sembra trasmettere il messaggio che il discente non essendo obbligato alla didattica a distanza sia tutelato, e non può essere penalizzato perdendo l’anno. Il docente, invece, risulta il solo vero responsabile di tutte le azioni da dover mettere in campo nei confronti del discente, in termini di strategie e metodologie per il recupero di quelle conoscenze, com’è suo diritto costituzionale, e che comunque se anche questo non dovesse recuperare, nulla succede.

Attenzione a non travisare il pensiero dei docenti, qui non si parla di assegnare punizioni agli allievi, più semplicemente di rendere valido, veritiero ed efficace a tutti gli effetti uno strumento (il PIA), ed un ruolo(Il docente) che meritano tanto rispetto.

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