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Una legge a tutela dei diritti dei dislessici

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Oltre due milioni di italiani, almeno il 3 per cento della popolazione, soffrono di disturbi specifici dell’apprendimento che può interessare la decodifica del linguaggio scritto, la capacità di calcolo o quella di lettura.

Una proposta di legge appena depositata in Parlamento prevede specifiche disposizioni per favorire l’inserimento lavorativo e sociale degli italiani che convivono con questo disagio.

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Nonostante già la legge 170 del 2010 si sia  occupata di sostenere il percorso scolastico dei ragazzi con Dsa, in Italia manca ancora una precisa normativa in ambito lavorativo.

La pdl depositata a Montecitorio è stata pensata proprio in funzione degli oltre 12mila studenti italiani con disturbi specifici dell’apprendimento che ogni anno concludono la loro esperienza formativa e provano a inserirsi nel mondo del lavoro.

 

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I problemi che si trovano davanti sono importanti  e quindi la necessità di predisporre norme in grado di sostenere l’inserimento lavorativo delle persone con DSA, a partire dalle modalità di selezione, evitando ogni forma di possibile discriminazione.

Come prevede il primo articolo della proposta di legge, nei concorsi pubblici tutti i soggetti con DSA potranno sostituire le prove scritte con un colloquio orale. E in particolare è assicurata la possibilità di «utilizzare strumenti compensativi per le difficoltà di lettura, di scrittura e di calcolo, e di usufruire di un prolungamento dei tempi stabiliti per l’espletamento delle medesime prove».