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Una lingua latina da ola…

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Che senso ha fare un taglio netto con le nostre radici!? La tradizione, oltre ad essere una fisiologica eredità, è la riconquista consapevole del buono su cui hanno investito i nostri Padri in fin di bene e per il nostro meglio: ragion per cui va tesaurizzata, oltre che materna, paterna, cioè famigliare. Empedocle e Sofocle funzionavano per Hölderlin, così come Seneca e Tacito per Diderot, perché non dovrebbero esserci per noi!?

«Più che una lingua morta, il latino va considerato una lingua madre. Studiandolo, l’allievo acquisisce una prospettiva storica, culturale e nel contempo – per esempio nel caso dell’italiano – riesce a comprendere meglio le basi linguistiche e grammaticali della sua lingua», sottolinea Andrea Jahn, vice-presidente dell’Associazione svizzera dei filologi classici nonché professore di latino al Liceo di Lugano 1. Claude Antonioli aggiunge pure: «il grande pregio dello studio delle lingue antiche come il greco e il latino è l’aspetto… avventuroso.

Occuparsene significa infatti interrogarsi di continuo in merito al senso di una parola, alla sua posizione nella frase, alla migliore traduzione. La persona è quindi obbligata a prendere costantemente delle decisioni, ciò che costituisce un sicuro vantaggio nel percorso formativo».

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Il latino è addirittura sportivo: in un tweet di giugno scorso, mi pare, Papa Francesco dette prova di sé in un bel plus ultra, direi, rivolgendo il suo saluto «ai giocatori e a quanti seguiranno i Campionati Mondiali di Calcio, che iniziano oggi in Russia», il cui originale in stile ciceroniano diceva pressoché così: «pedilusoribus et omnibus aures mentesque praebentibus attentae Certaminibus Mundialibus Sphaeromachiae, quae hodie in Russia incipiunt». Non è purista, ma lo trovo formidabile! Da ola, alè, appunto!

Francesco Polopoli

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