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11.07.2025

Una precaria con master e dottorato in Francia: “Ogni mattina mi chiedo se non ho sbagliato tutto a tornare e fare la docente”

Una vita di precariato, nonostante vari titoli e specializzazioni. Questo quanto racconta una professoressa precaria rientrata dall’estero di 39 anni, con tre figli piccoli. “Tutte le mattine, quando mi sveglio, mi chiedo se non ho sbagliato tutto a tornare in Italia a fare la docente”, questo lo sfogo a Il Corriere della Sera.

Un curriculum ricchissimo

“Voglio fare la prof e accompagnare i ragazzi in un pezzo importante del loro percorso di crescita. Ma questo è un Paese in cui ogni estate i docenti precari devono provare a sopravvivere con la disoccupazione e famiglie da sostenere”, ha aggiunto con amarezza.

Ecco il suo curriculum: “Ho una laurea magistrale e un master in didattica dell’italiano per insegnare l’italiano agli stranieri. Dopo la crisi del 2008 in Italia non trovavo lavori che rispondessero alle mie aspettative e sono partita. Prima in Nepal 6 mesi, poi 5 anni in Francia, dove ho fatto un dottorato in linguistica. All’estero fanno festa quando arriva un ricercatore italiano, siamo apprezzati per la nostra formazione. In Francia è arrivato il mio primo figlio e nel 2017 io e mio marito abbiamo deciso di rientrare, perché volevamo stare nel nostro Paese e ci piaceva l’idea di poter restituire l’investimento fatto su di noi dalla scuola pubblica italiana”.

“Quando sono rientrata in Italia ho lavorato in un altro ambito, poi, con un figlio piccolo, ho iniziato a studiare di notte per prendere i 24 crediti formativi che mi servivano per insegnare. Poi è arrivato il secondo figlio, poi il Covid. Il primo contratto è stato nel 2020, una supplenza annuale a Modena. Ho sempre avuto supplenze annuali grazie ai miei titoli e sono già tra i fortunati. Ma è davvero dura”, ha raccontato. “Si stacca il 30 giugno e poi si è in disoccupazione d’estate. Che significa percepire l’80% di stipendi che già non sono alti come sappiamo. C’è una decurtazione importante nei mesi estivi e la disoccupazione non arriva mai puntuale come lo stipendio. Servono sempre un po’ di scorte da parte o non si va avanti, soprattutto ora che i figli sono tre. Ma tutto sommato sono stata fortunata, perché ho sempre avuto supplenze annuali. Tranne quest’anno”.

“Studio e mi formo a spese mie”

Purtroppo le spese sono tante: “Studio e mi formo a spese mie, sto approfondendo la pedagogia della lettura per aiutare i miei studenti a stare meglio. Lo faccio perché ci credo molto in questo lavoro. L’anno scorso ho pagato di tasca mia 2mila euro per avere un titolo obbligatorio abilitante: per frequentarlo in presenza e studiare ho speso altri 3mila euro per centri estivi e baby sitter per i miei tre figli. Ho studiato molto, ho fatto i figli e adesso mi chiedo cosa posso offrire loro. Facciamo vacanze low cost, prendo vestiti usati, ma poi? Non basta”.

“Tutte le mattine mi domando chi me l’ha fatto fare di tornare in Italia, è una questione di trattamento e di dignità. Io mi sono formata al massimo, sono tornata qui e sono stata messa in condizioni di svantaggio. Ho un sentimento di profonda delusione. Noi stiamo formando la generazione del futuro, ma da questo lavoro ormai in tanti scappano. È un problema che investe un’intera classe lavorativa che diventa però, a cascata, anche un problema sociale”, ha aggiunto.

Cosa farà a settembre? “Ho fatto il concorso su base regionale. Se non dovessi avere una buona posizione, c’è il rischio che mi debba allontanare a Parma o Piacenza. Ma ho tre bambini. Deciderò. Ma che tristezza”.

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