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09.06.2026
Aggiornato il 10.06.2026 alle 12:59

Una proposta: perché non usare la lettura ad alta voce come prova d’esame?

L’avvento dell’Intelligenza Artificiale sta modificando profondamente il modo in cui gli studenti studiano, scrivono e producono elaborati. Oggi un tema può essere corretto, migliorato o addirittura generato da sistemi sempre più sofisticati. Di fronte a questa trasformazione, la scuola è chiamata a interrogarsi sulla validità delle tradizionali prove scritte come strumenti di valutazione delle competenze reali.

Non si tratta di demonizzare la tecnologia. Ogni innovazione modifica gli strumenti della conoscenza. Tuttavia, è necessario chiedersi quali competenze debbano essere effettivamente valutate da un esame di Stato.

Se l’obiettivo è verificare la capacità di comprendere, interpretare e comunicare, forse è arrivato il momento di riportare al centro una competenza antica e fondamentale: la lettura ad alta voce.

Propongo che il tradizionale tema scritto venga sostituito o affiancato da una prova di lettura ad alta voce di un testo sconosciuto, seguita da un commento orale immediato.

Una simile prova permetterebbe di valutare contemporaneamente numerose competenze: correttezza e fluidità della lettura, comprensione immediata del testo, capacità interpretativa, padronanza della lingua italiana, ricchezza lessicale, capacità argomentativa, autonomia di pensiero e chiarezza espositiva.

La lettura ad alta voce presenta inoltre un vantaggio decisivo: rende immediatamente visibile il livello reale di preparazione dello studente. Non vi è possibilità di delegare ad altri la comprensione di un testo letto in quel momento.

Per secoli la cultura si è trasmessa attraverso la parola viva. Omero, Dante, Ariosto e lo stesso Pirandello appartengono a una tradizione in cui leggere significava anche dare voce al testo. Oggi questa dimensione è stata progressivamente marginalizzata dalla scuola, nonostante continui a essere essenziale nella vita professionale e sociale.

Un avvocato, un medico, un insegnante, un giornalista o un amministratore devono saper comprendere rapidamente informazioni complesse e comunicarle in modo chiaro. La lettura ad alta voce e il commento immediato costituiscono una verifica diretta di tali capacità.

Paradossalmente, proprio l’Intelligenza Artificiale potrebbe spingere la scuola a riscoprire competenze profondamente umane. Se le macchine possono scrivere testi sempre più efficaci, la capacità di comprendere, interpretare e comunicare in modo personale diventa ancora più preziosa.

Non propongo il ritorno al passato, ma un adattamento della scuola al futuro. In un’epoca in cui la produzione automatica di testi è sempre più diffusa, la lettura ad alta voce potrebbe rappresentare una delle forme più autentiche di verifica delle competenze linguistiche e culturali.

Forse è giunto il momento di chiederci se l’esame del futuro debba continuare a misurare soprattutto ciò che uno studente scrive, oppure ciò che realmente comprende.

Giuseppe Tizza
Traduttore e Interprete tedesco

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