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Prima Ora - Notizie del 29 luglio

29.07.2026

Decreto anti maranza, Novara boccia la stretta del Governo: “Il metodo punitivo porta solo a riempire le carceri minorili”

“Il metodo bastone e carota non funziona. Le politiche governative si accaniscono sulla necessità di punire chi sbaglia, a prescindere da tutto e da tutti. Peccato che questa strategia non abbia riscontri scientifici e, anzi, i primi dati dal 2023 segnalano che la situazione si è sostanzialmente aggravata“.

Il pedagogista Daniele Novara interviene nel dibattito pubblico nato dalla decisione del governo Meloni di rivedere i criteri sulla punibilità dei minorenni, attraverso il cosiddeto decreto “anti maranza”, approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri. “Riempire le carceri minorili di ragazzi e ragazze non mi sembra un’idea in alcun modo migliorativa”, ha detto l’esperto, parlando a la Repubblica. “L’Italia era da sempre orgogliosa del proprio sistema penale minorile, basato più sui concetti di rieducazione che su quelli di punizione. Questo cambio di strategia non sembra dare i frutti sperati”.

“Stiamo parlando di ragazzi e ragazze, dai 14 ai 18 anni, estremamente acerbi, immaturi, nel pieno dell’adolescenza“, prosegue il pedagogista. “Il senso della trasgressione è molto forte, il senso del pericolo molto basso. Sono informazioni scientifiche che si studiano nei licei di scienze umane e in biologia. Non stiamo parlando di questioni politiche, ma di dati prettamente tecnici. Il metodo punitivo non porta da nessuna parte, se non a riempire le carceri minorili e a trovarsi ad affrontare una generazione di ragazzi sempre più arrabbiata, infervorata e carica di rancore. Il metodo giusto è quello preventivo, ma non possiamo dire che oggi l’educazione sia il cuore delle nostre politiche”.

“Da decenni l’immaginario di comunità educativa si è progressivamente spento“, fa notare ancora Novara. “La rimozione della pedagogia dalla cultura italiana è di una gravità estrema e mette addirittura in discussione i basilari stessi della democrazia, perché non ci può essere democrazia senza formazione democratica. E questa è strettamente educativa e pedagogica. Occorre tornare a questi basilari e in questo senso i genitori vanno sostenuti. Va sostenuta la loro responsabilità e il loro impegno educativo, mettendo a disposizione le informazioni giuste, che noi come istituto cerchiamo di dare nelle scuole genitori, nei libretti pedagogici, negli sportelli di ascolto”.

“Non si possono abbandonare papà e mamme al fai da te, né alle indicazioni di influencer che raramente presentano un profilo scientificamente attendibile e rigoroso”, conclude il pedagogista. “Insomma, le politiche educative stanno insistendo sul versante punitivo, invece di investire maggiormente su quello educativo e pedagogico. Serve un’inversione di tendenza prima che sia troppo tardi”.

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