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Unicobas: “Ok allo sciopero del 23, ma la battaglia è quella sulla rappresentanza sindacale”

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Pur essendo piuttosto critico sulle modalità con cui lo sciopero del 23 marzo è stato convocato, l’Unicobas di Stefano d’Errico ha deciso di invitare i docenti direttamente coinvolti nella vicenda dei diplomati magistrali  a partecipare alla protesta proclamata da Anief  “quando – ricorda d’Errico – si sfilò dallo scioero del 23 febbraio e alla quale i Cobas  hanno aderito qualche giorno, peraltro solo per la scuola primaria e  senza neppure consultare gli altri sindacati di base”.

I motivi dello sciopero

Secondo d’Errico gli obiettivi dello sciopero sono da ricondurre alla logica originaria: “Si tratta di un’iniziativa molto specifica che, peraltro, richiama la necessità di un provvedimento legislativo del nuovo Parlamento ed è per questo che l’Anief ha scelto la data del primo insediamento di Camera e Senato, anche se, vista la situazione politica attuale, il 23 non si conosceranno ancora i nomi dei due presidenti”.

“Bisogna riprendere la strada tracciata dal procedente sciopero del 23 febbraio proclamato soprattutto per protestare contro il contratto siglato il 9 febbraio e per l’abrogazione della legge 107 – sottolinea d’Errico – In quella data, con una iniziativa sostenuta da tutto il sindacalismo di base avevamo ottenuto un buon risultato: poco meno di 2,5% a livello nazionale ma con punte ben superiori in molte città importanti (il 4,5% a Roma , il 5% a Genova, il 7% a Trieste, l’8% a Livorno, Pisa e Bologna e addirittura il 9,7% a Cagliari)”

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Il tema della rappresentanza sindacale

“Al momento – aggiunge il segretario –  anziché il ritorno alla corsa ad intestarsi gli scioperi in forma scomposta, occorrerebbe una politica unitaria del sindacalismo di base ed alternativo, perché la prima posta in gioco è la nuova rappresentanza sindacale che uscirà dalle elezioni RSU (per le quali è scaduto proprio martedì 13 marzo il termine per la presentazione delle liste). A questa unità abbiamo lavorato per anni, ed oggi è necessaria una campagna comune per l’astensione dove non sono presenti liste di base, con una discriminante fondamentale in primis verso i firmatari del nuovo contratto”.
“Infatti
– spiega d’Errico – nelle scuole dove non si presenta al voto almeno il 50% più uno degli aventi diritto le elezioni sono nulle, e quando vengono rifatte non valgono più per il calcolo della rappresentanza sindacale. In questo modo la loro media verrebbe di molto abbassata”

“E’ pur vero – afferma d’Errico – che in questa occasione l’Unicobas ha presentato più liste che in passato, ma resta il fatto che la crescita del sindacalismo di base è per tutti frenata a monte.  Raggiungere tutte le scuole diventa proibitivo per chi come l’Unicobas Scuola, non ha neanche un’ora di permesso sindacale a fronte dei 2 mila distaccati di Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda pagati in vari modi dallo stato, che godono di quel fondamentale diritto di tenere ovunque assemblee in orario di servizio che invece a noi viene negato. Dove nonostante tutto riusciamo a trovare candidati al ruolo di «sindacalista di scuola» (e moltissimi non si sentono in grado di svolgerlo), non possiamo neppure presentare pubblicamente il nostro programma elettorale, mentre loro vanno in tutte le scuole. Ma che campagna elettorale è?”

“Si tratta di una vergogna assoluta per uno stato di diritto – protesta il segretario Unicobas – un mascheramento «democratico» di un mix fra fascismo e stalinismo, voluto dai sindacati firmatari di contratti recessivi che altrimenti non conserverebbero il monopolio della rappresentanza (e dei diritti e dei favori) sulla pelle della categoria”.

Il messaggio di d’Errico, insomma, è netto e chiaro: “Lo sciopero del 23 marzo è importante e va fatto da chi è direttamente coinvolto, ma la battaglia vera, oggi, è quella per la rappresentanza sindacale e per il voto anche su lista nazionale”.
“E su questo obiettivo chiediamo un impegno anche a Cobas e USB”, conclude il segretario ribadendo la partecipazione anche alla manifestazione che ci sarà il 23 davanti a Palazzo Chigi.

 

 

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