La tecnologia è entrata a far parte delle nostre vite, specie nell’apprendimento. Ne abbiamo avuto prova in sede pandemica ove, nel 2020, tutte le lezioni sono passate da supporto e canali normali, ovvero nelle classi ed aule universitarie, all’etere ed applicativi a molti completamente sconosciuti. Ciò conferma le tesi e le necessità esemplificate nel lavoro magistrale di Jan Hearth, 200 tools for learning, ove non è ancora menzionata l’intelligenza artificiale ma sono vagamente citati applicativi grafici per la realizzazione di funzioni algebriche lineari e bot a singola risposta, tra i più elementari.
Poi la comparsa, tra il 2015 ed il 2020, dei primi tools di intelligenza artificiale, meno accessibili di oggi per gli utenti standard e riservati a laboratori, aziende leader nel settore ed atenei con fini di ricerca. Oggi una buona parte della popolazione lavora, studia o “parla” con l’IA: viene richiesto di formulare un messaggio, eseguire un calcolo, identificare un prodotto o ricercare una fonte. Ma il tool può fare molto di più: è possibile, attraverso supporti come file Excel o macro, produrre e fare analisi dei dati molto approfondita identificando delle tendenze. L’utilizzo dell’AI a scuola è ancora visto con sospetto: si teme la “sostituzione” delle competenze di scrittura, elaborazione, pensiero e comprensione. L’età della tecnica e dei tecnicismi non è necessariamente il male assoluto. Negli USA, ad esempio, si prevede un piano di investimento milionario per l’implementazione dell’IA ed altri tools a scuola.
Microsoft, OpenAI e Anthropic, in collaborazione con l’American Federation of Teachers (AFT), il secondo più grande sindacato di insegnanti negli Stati Uniti, hanno annunciato la creazione della National Academy for AI Instruction, un centro nazionale di formazione sull’intelligenza artificiale pensato per il mondo dell’istruzione. L’obiettivo è formare gratuitamente 400.000 insegnanti statunitensi nel corso dei prossimi cinque anni, offrendo corsi online e in presenza riconosciuti come crediti per la formazione continua.
La sede aprirà a New York entro la fine del 2025, ma la portata dell’iniziativa è nazionale. Il programma sarà gestito da una coalizione pubblico-privata sotto la guida dell’AFT, e i corsi saranno sviluppati da esperti di intelligenza artificiale e docenti con esperienza. I partecipanti impareranno a usare strumenti come ChatGPT, Microsoft Copilot e Claude in modo etico, responsabile e utile per il contesto educativo, ponendo attenzione a temi come la privacy, l’equità e l’impatto pedagogico delle tecnologie.
Negli ultimi anni, molte scuole hanno avuto difficoltà ad affrontare la rapida diffusione di chatbot generativi tra gli studenti, strumenti che da un lato possono supportare la scrittura o la risoluzione di esercizi, ma dall’altro rischiano di minare lo sviluppo del pensiero critico e delle competenze autonome. Alcuni distretti scolastici hanno adottato sistemi per rilevare l’uso scorretto dell’IA, mentre molti docenti stanno cercando di integrare questi strumenti in modo positivo, ad esempio per preparare lezioni o favorire l’interattività.
L’iniziativa del sindacato rappresenta un tentativo di guidare questo cambiamento invece di subirlo, pur sollevando preoccupazioni tra chi teme che le aziende tecnologiche stiano cercando di influenzare l’istruzione per interessi commerciali, trasformando gli studenti in futuri consumatori. A livello internazionale, alcuni accademici hanno già lanciato appelli per limitare l’influenza delle big tech nella formazione. In questo scenario, l’accademia vuole offrire agli insegnanti strumenti per comprendere e governare l’impatto dell’IA, contribuendo a definire standard condivisi e una visione educativa centrata sugli studenti.