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Uso consapevole di Internet: alla scuola il ruolo di preparare i “figli della rete”

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Cosa rende internet e quindi i social network così interessanti per i giovani? I ragazzi sono capaci a difendersi da soli dai pericoli della Rete?

Questi sono stati i temi principali del convegno svolto a Spotorno presso la “Casa del turismo” con la presenza del giornalista informatico Paolo Attivissimo sul tema della sicurezza informatica e i rischi connessi al mondo “Internet”.

L’incontro era rivolto a tutti gli adulti, insegnanti ed in particolare ai genitori i cui figli sono nell’età adolescenziale. Ed è proprio ai genitori che Paolo Attivissimo, giornalista e consulente informatico, traduttore tecnico, divulgatore scientifico, cacciatore di bufale e studioso della disinformazione nei media, si rivolge. E’ compito anche dei genitori, oltre che della scuola e delle Istituzioni infatti, aiutare e proteggere i ragazzi dagli inganni della Rete.

I numeri che ruotano intorno alla sicurezza informatica sono purtroppo impetuosi: nel mondo circa ogni minuto vi è un furto di identità, di questi, quasi il 50% riguarda la sottrazione di dati in formato digitale (password, numeri di carte di credito o bancomat, file riservati), nonostante il fatto che per realizzare furti informatici ci vogliono strumenti hardware molto sofisticati, programmi software e competenze tecniche molto spinte.

Nel corso degli ultimi anni è cambiato, inoltre, anche il volto degli hacker. Se prima erano azioni di singoli malintenzionati, per lo più studenti universitari, oggi possiamo parlare di gruppi malavitosi e ben organizzati.

Come è lo scenario sociale che si presenta davanti a questa rivoluzione digitale? Da una parte troviamo il genitore quarantenne che appartiene ad una generazione nata senza computer: oggi usano questi strumenti per lavoro e nella normale vita quotidiana per esempio per archiviare foto e per navigare su internet. Poi ci sono i Millenium: per loro il cellulare e il pc sono il fulcro della loro vita. Sono i cosiddetti “figli della Rete”. Si danno appuntamento con messaggi su whatsapps, hanno aggiunto il concetto di amico sui social a quello vero con un semplice aggiungi. Conoscono e si piacciono con le foto pubblicate, poi hanno difficoltà a scambiarsi due parole di persona. Fanno parte di comunità che adesso si chiamano “Comunity” perché fa più moderno, però con la maggior parte delle persone che ne fanno parte neanche si conoscono.

Un mondo “diverso“ da quello da cui sono cresciuti i genitori che adesso però copiano i figli e “provano” a fare le stesse cose scimmiottando gli adolescenti, organizzando le partite a calcetto tramite la chat e postando improbabili foto sui social.

Viviamo complessivamente un mondo sempre più “connesso”: cellulare sempre acceso, transazioni bancarie con innovativi sistemi di pagamento, telecamere sempre più numerose, sistemi di intelligenza artificiale anche nelle proprie abitazioni.

Con strumenti adeguatamente sofisticati si possono intercettare i dialoghi e conoscere i nostri dati personali: siamo studiati , analizzati , conoscono i nostri gusti e le abitudini personali.

Ma se da una parte è importante avere la consapevolezza dei rischi cui andiamo incontro, dall’altra non bisogna farsi prendere dal panico perché esistono tante contromisure da adottare per difendersi, importante è conoscere i problemi e saperli affrontare.

Per questi motivi è fondamentale la diffusione delle informazioni , del sapere, delle conoscenze del mondo digitale che stiamo vivendo e il convegno di Spotorno cosi come altri eventi simili vanno proprio in questa direzione. Dice Paolo Attivissimo “Non conoscere la scienza, almeno nelle sue regole di base, è quindi pericoloso, per noi stessi e per gli altri, tanto quanto guidare un’auto senza avere la patente e senza conoscere le regole del traffico”.

E’ importante sottolinea il giornalista nel suo intervento che la scuola assurga al ruolo di educatrice fin dalle prime età al senso critico creando cittadini del domani capaci di gestire una società basata sulla tecnologia.

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