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Vaccini, ore decisive sull’obbligo pure per docenti e Ata: alcuni senatori non sono convinti

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Gli emendamenti al decreto vaccini sono alla resa dei conti.

L’esame del testo in Commissione Igiene e Sanità del Senato, riprenderà la sera del 10 luglio con l’esame dell’articolo 4.

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In particolare, i senatori incaricati andranno ad analizzare l’emendamento che prevede l’istituzione dell’anagrafe vaccinale.

Sono diverse le proposte di modifica del testo ancora da votare: tra queste, c’è anche la novità dell’obbligo di vaccinazioni anche per operatori sanitari, sociosanitari e operatori scolastici, che ha creato non poche polemiche e prese di posizione contrarie: il testo dell’emendamento è stato inviato all’esame della Bilancio, che lo esaminerà martedì 11 luglio nella seduta convocata alle ore 14.30.

Subito dopo, forse nel tardo pomeriggio della stessa giornata, il testo potrebbe essere pronto per arrivare in Aula. Ma non è detto. Perché ci sono dei senatori che già hanno espresso delle perplessità.

“A rallentare l’iter potrebbe essere l’attesa per il parere della Commissione Bilancio su un emendamento che prevede l’introduzione dell’obbligo anche per operatori della sanità e della scuola”, conferma l’Ansa.

 

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Intanto, tra le modifiche finora apportate dal passaggio in Commissione al Senato, “la principale -continua l’agenzia – riguarda l’emendamento della relatrice Patrizia Manassero (Pd) che ha ridotto le vaccinazioni obbligatorie da 12 a 10 (restano: polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, emofilo di tipo B, morbillo, parotite, rosolia e varicella)”.

“A queste, poi, se ne aggiungono altre 4 “consigliate” attivamente dalle Asl: anti-meningococco B e C, anti-pneumococco e anti-rotavirus. Diminuite le sanzioni ai genitori che non vaccinano: il tetto massimo di quelle pecuniarie scende a 3.500 euro e viene tolto il riferimento al rischio della perdita di patria potestà. La Commissione ha poi approvato un emendamento che prevede la possibilità per i medici di somministrare i vaccini in farmacia, ma che vede contraria la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici.

Secondo la Fnomceo, infatti, “pregiudicherebbero la tracciabilità delle responsabilità, creando ulteriore disorientamento e sconcerto tra gli operatori della Salute”.

 

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