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Vaccino anti-Covid ai ragazzi dai 12 anni, c’è chi lo vuole obbligatorio come per i medici: appello dei virologi ai genitori no-vax

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Ha trovato un alto numero di consensi l’apertura dell’Agenzia europea del farmaco Ema alla vaccinazione anti-Covid dei giovani dai 12 anni in poi: nella stessa giornata è arrivato l’impegno, da parte della struttura Commissariale per l’Emergenza del Generale Francesco Figliuolo, di utilizzare le dosi Pfizer (presto potrebbe essere la volta di Moderna), a partire già dal prossimo 3 giugno. L’operazione non è da poco: parliamo, fino ai 15 anni, di oltre due milioni di ragazzi. Ma ci sarà l’interesse a vaccinarsi? Qualche dubbio arriva direttamente dai virologi, che chiedono alle famiglie di fare da tramite. In caso contrario, qualche infettivologo pensa già all’obbligo, così come è stato imposto a medici e infermieri.

Bassetti: la scuola deve essere sicura

“E’ una ottima notizia quella che arriva dall’Ema sul vaccino per la fascia 12-15enni”, ha detto all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e componente dell’Unità di crisi Covid-19 della Liguria.

“Ora i genitori – continua Bassetti – possono portarli negli hub e in tre mesi abbiamo il tempo per immunizzarli e in questo modo rendere le scuole sicure a settembre. Mi auguro che il sentimento no-vax di alcuni genitori non venga fuori, altrimenti si deve agire perché è evidente che la scuola deve essere sicura”.

L’infettivologo sostiene che “come abbiamo fatto in passato mettendo l’obbligo per alcuni vaccini, dopo una prima fase di osservazione, se le immunizzazioni anti-Covid tra 12-15 anni non decollano si dovrà pensare ad un obbligo”.  

Ma l’obbligo non vale nemmeno per docenti e Ata

L’obbligo della vaccinazione, tuttavia, nella scuola sinora non è stato mai attuato. Nemmeno per il personale.

Bassetti ha tenuto anche a dire che “la scuola ha sofferto talmente tanto in questi mesi” e quindi si è detto “convinto che i genitori capiscano l’importanza di metterla in sicurezza per settembre”.

Per arrivare pronti, aggiunge, “occorreva, ma non è stata fatta, una campagna di comunicazione sui ragazzi in vista di questo via libera. Spiegare loro tutto quello che c’è da sapere sui vaccini anti-Covid, prepararli per questo giorno”.

Biasci: la comunicazione in vari modi

Ad intervenire, con un’intervista al Messaggero, è stato anche Paolo Biasci, presidente della Federazione italiana medici pediatri, secondo il quale “la campagna di vaccinazione anticovid” potrà “svolgersi analogamente a quella antinfluenzale. Quindi ogni pediatra si organizzerà secondo le proprie abitudini, non dovrebbero esserci complicazioni”.

Sulle modalità, “ci saranno i genitori che ci chiameranno, oppure faremo noi la chiamata attiva attraverso una comunicazione che può avvenire in varie maniere: dalla messaggistica, al telefono, grazie anche all’utilizzo del personale di studio. Per noi non è una novità programmare gli appuntamenti per le vaccinazioni”.

Biasci ha quindi detto che “è logico pensare di dare la precedenza a coloro che sono più fragili, quindi più a rischio”.

I tempi dipendono dalle Regioni

Sulle tempistiche per l’inizio dei vaccini “tutto adesso è in mano alle singole Regioni, come sempre – precisa Biasci – Noi il protocollo di intesa lo abbiamo firmato tre mesi fa, abbiamo dato subito la nostra disponibilità a vaccinare, ma ora ogni Regione deve organizzare le modalità secondo le proprie dinamiche interne e dare il là al procedimento. Aspettiamo che ci chiamino. Finora lo hanno fatto solo in pochissime”.

A proposito dei tempi, il presidente dei pediatri ha detto che questa vaccinazione si dovrà “svolgere durante l’estate, cosicché a metà di settembre, quando riapriranno le scuole, i ragazzi siano vaccinati e possano rientrare nelle aule in tranquillità e sicurezza. Fare ripartire la scuola in sicurezza è l’obiettivo”.

Un concetto, quest’ultimo, espresso anche dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e dal ministro della Salute Roberto Speranza, che per il ritorno a scuola a settembre hanno detto di dare priorità alla sicurezza, proprio grazie all’estensione della campagna di vaccinazione alle classi anagrafiche più giovani. E nei prossimi giorni il confronto proseguirà coinvolgendo anche il Comitato Tecnico Scientifico.

Clementi: i giovani portano il virus a casa

Sull’utilità di vaccinare i 12-15enni contro Covid-19 ha parlato anche Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano e docente all’università Vita-Salute.

“Sappiamo – ha detto all’Adnkronos Salute – che vi sono persone che al 99% non si ammalano significativamente, però è importante avere la possibilità di mettere in sicurezza questi ragazzi che fanno sport, frequentano le scuole, i mezzi di trasporto e possono portare a casa il virus”.

“Certo – ha continuato Clementi – non è primario e non sono tra quelli che vedono come urgente vaccinarli prima che finisca la scuola. Abbiamo ancora altre priorità sul fronte delle vaccinazioni”.

Il virologo ha quindi detto che “vaccinare chi va a scuola potrebbe essere un’attività che facciamo a settembre. Il momento buono potrebbe essere nell’imminenza dell’avvio del nuovo anno scolastico, dopo le vacanze estive. Vaccinarli non richiederebbe tanti giorni e ci sarebbero i tempi per ottenere un’adeguata copertura”.

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