“Sulla dispersione c’è una eccezione: la provincia di Prato mi ha fatto riflettere, ha una dispersione e abbandoni pazzeschi: mi è stato detto che in alcune scuole il 70% di studenti cinesi non va a scuola, bisogna intervenire. Non è un caso che la Toscana sia in controtendenza mentre al contrario su questo aspetto la Campania ha risultati straordinari. Monitorerò attentamente la situazione a Prato, bisogna estendere il decreto Caivano”. Non sono passate inosservate le parole pronunciate dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara durante la presentazione dei dati Invalsi 2026 alla Camera dei deputati.
Il titolare del Mim ha parlato del caso Prato che sembra andare troppo diversamente rispetto ad altri territori: a livello nazionale, infatti, “la dispersione scolastica esplicita è in calo netto al 6,3% ed aumentano di quasi 1 punto gli studenti eccellenti”.
Ecco, perché questo Governo, ha sottolineato Valditara, ha scelto di insistere su “più grammatica e meno tablet“, aggiungendo che “le nuove indicazioni nazionali sono le benvenute“.
Quindi, il Ministro ha detto che in matematica, sempre più ‘bestia nera’ degli alunni, per fronteggiare il peggioramento “ci vuole la rivoluzione nella matematica con laboratori, meno tablet, partire dai perchè, dalla deduzione, dalla osservazione della realtà, il calcolo viene dopo”.
E poi “serve formazione adeguata ai docenti sui nuovi programmi scolastici, implementare gli investimenti sui docenti tutor, su agenda sud e piano estate e agenda nord dove c’è la dispersione dei giovani stranieri che deve crollare”.
Le reazioni contrarie alle dichiarazioni di Valditara sulla dispersione a Prato non si sono fatte attendere.
“Con tutto il rispetto per il ministro Valditara – ha detto il sindaco di Prato Matteo Biffoni -, ma davanti al suo rilievo sulla dispersione scolastica a Prato, mi verrebbe di dire come uno dei nostri più noti concittadini nel celebre film La vita è bella: ‘Buongiorno principessa!’“.
“Ogni inizio del mese di settembre – ha proseguito il primo cittadino -, per tutti e dieci gli anni della mia amministrazione, insieme all’assessore all’istruzione, mi sono recato all’Ufficio scolastico regionale per chiedere più attenzione nei confronti del nostro sistema scolastico, attenzione sotto forma di insegnanti di Italiano L2 (per alunni stranieri n.d.r.), di strutture adatte, di educatori, in un contingente adeguato alle caratteristiche del nostro Comune, che conta 300 minorenni residenti mai iscritti a scuola, di cui il 59% in età dell’obbligo e il 73% di nazionalità cinese”.
Tuttavia, ha continuato Biffoni, “non abbiamo mai visto niente di tutto ciò che abbiamo chiesto e solo ora il ministro Valditara si accorge che a Prato esiste l’abbandono scolastico, soprattutto da parte degli studenti di nazionalità cinese. Credevamo fosse l’ora delle risposte da parte del Governo, non della presa d’atto di problemi che come amministratori locali evidenziamo da anni”.
Critiche alle parole del Ministro sono arrivate anche dall’assessora all’educazione del Comune di Firenze Benedetta Albanese: “A Firenze – ha detto – lavoriamo per prevenire l’abbandono e la dispersione fin dalle prime classi, anziché fare classifiche tra i territori sarebbe opportuno sostenere il lavoro che gli enti locali svolgono ogni giorno. A Firenze la dispersione scolastica segnalata dai dirigenti è allo 0,25%, un dato ufficiale riferito all’ultimo anno scolastico, in linea con quelli degli anni precedenti e frutto di un investimento costante del Comune in inclusione, prevenzione e sostegno alle famiglie, che viene realizzato grazie alla rete costruita con scuole e associazioni del nostro territorio”.
“Come tutti gli enti locali – ha aggiunto Albanese – abbiamo l’obbligo di vigilare sull’assolvimento dell’obbligo di istruzione e formazione. Le segnalazioni arrivano dai dirigenti scolastici sulla base della frequenza degli studenti e da lì si attivano gli uffici comunali. I dati ci dicono che la dispersione è pari allo 0,23% nella scuola primaria, allo 0,38% nella secondaria di primo grado e allo 0,20% nella secondaria di secondo grado, per una media cittadina dello 0,25%”.
Quindi, ha continuato, “ridurre un fenomeno complesso a dichiarazioni ad effetto o individuare singoli territori come simbolo di un’emergenza non aiuta a risolvere il problema. La dispersione scolastica si combatte con politiche educative serie di prevenzione, investimenti e collaborazione tra istituzioni, non con slogan o semplificazioni”.
“La risposta è una sola: servono più risorse umane, a partire dai docenti, e più risorse economiche per rafforzare e ampliare i percorsi di prevenzione e inclusione. I Comuni stanno facendo la loro parte, spesso investendo risorse proprie oltre le competenze strettamente assegnate. Dal Governo ci aspettiamo lo stesso impegno”, ha concluso l’assessora.