Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, difende la politica del Governo Meloni degli ultimi quattro anni collocandola come una “offerta” portatrice di “equilibrio e stabilità”. Dalle pagine del Corriere della Sera sostiene che “la coalizione di centrodestra ha dimostrato di avere chiari, in un contesto caratterizzato da tensioni internazionali e profonde trasformazioni economiche, gli interessi degli italiani e le misure necessarie per tutelarli, dalla sicurezza ai salari”.
Due ambiti rappresentati al meglio dalla stretta imposta dal decreto Caivano e dal triplice rinnovo contrattuale del comparto pubblico senza precedenti.
Il numero uno del dicastero bianco colloca tutto questo come frutto della “coraggiosa politica del buonsenso che” ha saputo dare “risposte realistiche ai problemi dei cittadini e dei territori, senza ingannarli con promesse demagogiche o con soluzioni ideologiche sganciate dalla realtà”.
Quando parla di demagogia e promesse fa riferimento ai leader politici che più in questo momento, sondaggi alla mano, stanno minacciando la leadership del Governo, naturalmente in vista delle elezioni politiche del 2027.
Definisce il fenomeno come una “radicalizzazione della offerta politica” e quindi punta il dito contro i ‘competitor’ più pericolosi. Su Elly Schlein, perché avrebbe “spostato su posizioni massimaliste e radicali la linea del partito democratico all’interno di una coalizione già molto caratterizzata da posizioni fortemente ideologicizzate”.
Partendo dalle “ansie di milioni di persone in Occidente” per l’eccessiva presenza di stranieri nei propri territori, Valditara parla di “pregiudizio della ideologia, che conduce da una parte a negare l’evidenza, affermando per esempio che l’immigrazione irregolare non porta maggiore criminalità e degrado, dall’altra a contrastare politiche definite securitarie, lasciando aperto il dubbio che ci si muova ancora nella logica delle vecchie teorie della criminologia marxista e radicale per cui il delinquente è la vittima di una società, di un modello economico o politico sbagliati”.
Quindi si scaglia contro “la politica di sviluppo sulla patrimoniale”, uno dei cavalli di battaglia della Sinistra, definedola “qualcosa che dovrebbe inquietare una parte non marginale di italiani posto che sappiamo tutti che tassare i grandi patrimoni non porta entrate significative, salvo che per «grande patrimonio» non si intendano una casa di proprietà e una magari ereditata o comprata per i figli o per la villeggiatura”.
Nel campo a lui più vicino, l’Istruzione, attacca ancora la Sinistra perché ha definito l’assicurazione sanitaria integrativa gratuita per 1,2 milioni di dipendenti scolastici, introdotta quest’anno, “un attacco alla sanità pubblica”. Quindi, si lamenta perché l’opposizione “considera il collegamento fra scuola e impresa una occasione di sfruttamento dei giovani”.
Infine, si scaglia contro “gli eccessi di Futuro Nazionale, che sta alimentando la sua crescita nei consensi alzando i toni ma anche alterando la realtà pur di mettersi in contrapposizione al governo”.
Quando l’ex Generale Roberto Vannacci, scrive il Ministro, “afferma che l’esecutivo Meloni ha regolarizzato i clandestini racconta una cosa non vera. Quando propone la revoca della cittadinanza agli stranieri che commettono gravi reati fa finta di non sapere che la norma già esiste ed è stata introdotta da Matteo Salvini nel 2018. Quando sostiene che questo governo non ha mantenuto la parola data nel contrastare gli sbarchi, nega l’evidenza dei dati: gli ingressi di clandestini sono crollati rispetto al 2022”.
Quindi definisce demagogica l’idea di “dimezzare la presenza degli immigrati regolari. Basta ascoltare gli imprenditori, che fanno la fila per chiedere lavoratori stranieri regolari, le donne che lavorano, che hanno bisogno di baby sitter, gli anziani, che hanno necessità di badanti”.
Come respinge al mittente l’idea vannacciana “di creare classi differenziali per separare gli alunni più bravi da quelli meno brillanti” perché creerebbe “frustrazione e disagio psicologico in una parte importante dei giovani”.
La conclusione, sempre per il titolare del Mim, è che “il Paese non ha bisogno di estremismi o di promesse rocambolesche”.
Il finale, in linea con l’impostazione di fondo che ha dato vita alle Nuove Indicazioni Nazionali sui programmi d’Istruzione pubblica, è per l’importanza del “ripristino, a partire dalla scuola, di quei valori universali che appartengono alla tradizione occidentale”.