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Aggiornato il 06.08.2025
alle 13:33

Valditara: “I nostri docenti sono preparati e motivati, vanno sostenuti. Rispettiamo chi ci ha preceduto, noi facciamo i fatti”

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, in un’intervista ad Affari Italiani, ha spiegato ancora una volta qual è la sua idea di scuola, in occasione della promozione del suo nuovo libro La Rivoluzione del Buon Senso – Per un Paese normale“.

Ecco cosa ha detto: “Il nostro corpo docente è una risorsa straordinaria. Ho visto scuole di tutto il mondo e posso dirlo senza esitazioni: la scuola italiana è tra le migliori. I nostri insegnanti sono preparati, motivati, spesso lavorano in condizioni difficili ma con una dedizione incredibile. Vanno valorizzati, rispettati, sostenuti. Perché senza di loro non c’è futuro per i nostri figli”.

“Serve un’alleanza forte tra scuola e famiglia. I genitori non devono fare da sindacalisti ai figli, ma imporre regole e limiti: no al cellulare in classe, sì al rispetto degli orari, sì al dialogo educativo”, ha aggiunto, dicendo qualcosa che vari esperti hanno spesso affermato.

“Non disprezziamo la fatica”

“Una ricerca del Censis mostra che molti italiani hanno difficoltà a comprendere e sintetizzare testi. Noi vogliamo riportare la grammatica e la sintassi alla base della didattica. Non disprezziamo la fatica: memorizzare una poesia, studiare il latino, esercitarsi nello sforzo mentale favorisce bellezza, sensibilità, ragionamento. È un altro aspetto della rivoluzione del buon senso: riconoscere la bellezza del lavoro e dell’impegno. Il merito non significa una scuola elitaria per pochi eccellenti, ma una scuola che valorizza tutti i talenti, anche quelli non accademici: l’artigiano che costruisce, il cuoco creativo, lo sportivo, il tecnico, l’artista”, ha aggiunto.

“Noi facciamo i fatti, non le chiacchiere. Non gli insulti, non la maleducazione di chi interrompe. Noi educhiamo al rispetto, e i numeri lo dimostrano. Questa è la battaglia del governo Meloni, della Lega di Matteo Salvini, e sì, anche la mia battaglia personale come ministro dell’Istruzione e del Merito a differenza di altri, noi non attacchiamo le persone. Rispettiamo chi ci ha preceduto: Azzolina, Bianchi, persone degnissime. Ma noi facciamo confronti fra idee, fra progetti. Andiamo al sodo”, ha concluso.

Autorevolezza, concetto caro a Valditara

Quello dell’autorevolezza è un tema molto caro a Valditara. Lo scorso marzo ha raccontato di una professoressa ignorata da una studentessa che ascoltava musica in classe e di un insegnante aggredito con un pugno per aver chiesto a uno studente di spegnere il cellulare, episodio che ha portato alle dimissioni del docente. Di fronte a tali episodi, Valditara ha affermato la necessità di ripristinare l’autorevolezza dei docenti e il principio di autorità, una parola che a suo dire non deve fare paura e che è stata “devastata e misconosciuta dal ’68 e dal ’77”. Citando Hannah Arendt, ha sostenuto che tale principio è la base della democrazia. In contrapposizione alla visione che attribuisce alla società la colpa esclusiva dei comportamenti negativi, Valditara ha posto l’accento sulla responsabilità individuale: “è colpa innanzitutto di chi sbaglia, di chi commette un reato, di chi prende a pugno un insegnante, di chi fa il bullo”.

In linea con questo principio, ha annunciato di aver voluto ridare valore e centralità alla condotta degli studenti, con un voto che fa media, incide sulla maturità e può portare al non superamento dell’anno scolastico. Riguardo alla sospensione, il Ministro ha espresso il parere che spesso possa trasformarsi in un premio. Per questo, ha introdotto l’idea di più scuola e attività di cittadinanza solidale come alternativa, citando l’esperienza positiva di un prete di Napoli, Don Luigi Merola, con ragazzi che, inizialmente restii, hanno poi scoperto il valore della solidarietà. Un altro punto cruciale affrontato da Valditara è stato l’aumento delle aggressioni nei confronti del personale scolastico. A tal proposito, ha annunciato l’introduzione di una sanzione pecuniaria da 500 a 10.000 euro a vantaggio della scuola per chi mette le mani addosso a un membro del personale.

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