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Aggiornato il 31.07.2025
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Valditara: “Se io, docente, devo aspettare la dirigente che mi dice ‘faccia quello che può’ e devo subire non conto niente”

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha presentato, ieri, 29 luglio, il suo nuovo libro, La Rivoluzione del Buon Senso – Per un Paese normale al Versiliana Festival, dialogando con il giornalista Alessandro Sallusti.

Il capo del dicastero di Viale Trastevere ha ripercorso tutti gli aspetti a lui più cari relativi alla sua idea di scuola.

Ecco uno stralcio del suo discorso: “Di fronte ad alcune battaglie mi sono trovato di fronte ad obiezioni. Mi sono chiesto: qualcosa non torna? Noi non dobbiamo avere timore di dire che l’autorità è un principio. Ecco cosa vuol dire buon senso, il senso comune, quelle regole di esperienza e di ragionevolezza, il rispetto verso i docenti, il principio di responsabilità individuale. Ci sono deviazioni che da 50 anni hanno sfasciato la nostra società. Tutti diritti e zero doveri”.

“I no sono cattivi? Mi viene l’orticaria”

“Dovremmo rifiutare l’autorità perché è degenerato in autoritarismo? Dobbiamo fare battaglie di buon senso. Se io, docente, devo aspettare la ds che mi dice ‘faccia quello che può’ e devo subire è evidente che non conto niente, che la mia autorità è messa in discussione”, ha proseguito.

Ed ecco alcune battute contro chi contesta il concetto di merito: “Il tema antimeritocratico ce lo portiamo dietro da anni. Da 50 anni ci hanno riempito di insofferenza verso le valutazioni. Per gli studenti il vero merito non è raggiungere un’eccellenza in alcune materie. Il vero merito è scoprire i propri talenti, con l’impegno di realizzare le proprie potenzialità, diverse. Non vogliamo l’appiattimento, siamo per il pluralismo. La grande sfida è la scuola dei talenti”.

“Quando sento una certa pedagogia che dice che i ‘no’ sono cattivi e discriminatori mi viene l’orticaria. Sono fondamentali, senza i divieti non si cresce. Il genitore amico non va bene. L’altra parola chiave è il rispetto. Ci vergogniamo a usare la parola ‘civiltà'”, ha aggiunto.

Autorevolezza, concetto caro a Valditara

Quello dell’autorevolezza è un tema molto caro a Valditara. Lo scorso marzo ha raccontato di una professoressa ignorata da una studentessa che ascoltava musica in classe e di un insegnante aggredito con un pugno per aver chiesto a uno studente di spegnere il cellulare, episodio che ha portato alle dimissioni del docente. Di fronte a tali episodi, Valditara ha affermato la necessità di ripristinare l’autorevolezza dei docenti e il principio di autorità, una parola che a suo dire non deve fare paura e che è stata “devastata e misconosciuta dal ’68 e dal ’77”. Citando Hannah Arendt, ha sostenuto che tale principio è la base della democrazia. In contrapposizione alla visione che attribuisce alla società la colpa esclusiva dei comportamenti negativi, Valditara ha posto l’accento sulla responsabilità individuale: “è colpa innanzitutto di chi sbaglia, di chi commette un reato, di chi prende a pugno un insegnante, di chi fa il bullo”.

In linea con questo principio, ha annunciato di aver voluto ridare valore e centralità alla condotta degli studenti, con un voto che fa media, incide sulla maturità e può portare al non superamento dell’anno scolastico. Riguardo alla sospensione, il Ministro ha espresso il parere che spesso possa trasformarsi in un premio. Per questo, ha introdotto l’idea di più scuola e attività di cittadinanza solidale come alternativa, citando l’esperienza positiva di un prete di Napoli, Don Luigi Merola, con ragazzi che, inizialmente restii, hanno poi scoperto il valore della solidarietà1.Un altro punto cruciale affrontato da Valditara è stato l’aumento delle aggressioni nei confronti del personale scolastico. A tal proposito, ha annunciato l’introduzione di una sanzione pecuniaria da 500 a 10.000 euro a vantaggio della scuola per chi mette le mani addosso a un membro del personale.

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