È giusto valutare collegialmente gli alunni solo alla fine dell’anno scolastico? È utile introdurre il cosiddetto “periodo unico” unico di valutazione, così di permettere agli insegnanti di concentrarsi al massimo sulla didattica e preparazione delle lezioni? La risposta non è scontata. Tanto che la Regione Emilia Romagna porterà all’attenzione del Governo e del ministero dell’Istruzione la questione della legittimità del periodo unico di valutazione nelle scuole, dopo che diversi Uffici Scolastici Regionali hanno espresso pareri contraddittori.
La questione sta salendo di interesse: in Emilia Romagna, l’assessora regionale alla Scuola, Isabella Conti, rispondendo a un’interrogazione della consigliera di Avs Simona Larghetti, ha detto che “dobbiamo sgravare i docenti della burocrazia perché si dedichino il più possibile alle studentesse e agli studenti e per affrontare il tema dell’ansia dei giovani, che a scuola è sempre più grave” ha detto Conti, ricordando che la Regione ha stanziato due milioni per aprire uno sportello d’ascolto in ogni scuola.
Il problema è diventato pubblico, dopo che una circolare del 23 dicembre scorso dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna ha di fatto bocciato il periodo unico affermando che, osserva Larghetti “eventuali mancate suddivisioni dell’anno scolastico in periodi non sarebbero conformi al quadro normativo vigente”.
Il problema è che la risposta delle scuole è stata finora diversificata: il liceo Torricelli-Ballardini di Faenza, scrive l’Ansa, ha rinunciato a metà anno all’applicazione del periodo unico, mentre il liceo Oriani di Ravenna ha confermato il piano valutativo unico definendolo come “una valida scelta educativa centrale del nostro progetto formativo”.
Invece, al liceo Minghetti di Bologna il dirigente scolastico non ha autorizzato la votazione del collegio docenti su una delibera per introdurre il periodo unico, accogliendo il parere negativo dell’Anp secondo cui il periodo unico non trova legittimazione nelle disposizioni legislative e regolamentari.
Su questo tema della valutazione, nei giorni scorsi La Tecnica della Scuola ha sentito il professore Cristiano Corsini, docente di Pedagogia sperimentale all’Università di Roma Tre:
“E’ assolutamente normale – ha detto il professore – che l’amministrazione scolastica pretenda che al termine di un percorso formativo ci sia una restituzione incentrata sul voto. Ma la norma è altrettanto chiara anche in un altro senso: in itinere il voto non è assolutamente obbligatorio. La valutazione, secondo la normativa, deve essere trasparente, descrittiva, deve servire a migliorare l’apprendimento, e deve servire anche a sostenere processi autovalutativi”.