Riaprono le scuole, riprendono le mobilitazioni studentesche. Stavolta a mobilitare gli studenti è stata la cattura, avvenuta nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, del presidente venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie, con immediato arresto con l’imputazione di “narcoterrorismo”, mentre i siti chiave della città di Caracas venivano pesantemente bombardati da F35 e aerei militari statunitensi.
“Giù le mani dal Venezuela, libertà per il presidente Maduro“, hanno esclamato i ragazzi di Osa al ritorno a scuola, il 7 gennaio, raccolti davanti ad alcuni istituti, come il liceo Cavour, per annunciare una nuova agitazione studentesca e ribadire solidarietà al “Venezuela contro l’aggressione di Usa e Trump, la complicità occidentale e la spirale guerrafondaia anche in Italia, che porta tagli alla scuola e leva militare”.
Gli studenti dell’Opposizione Studentesca d’Alternativa hanno anche annunciato, scrive l’Ansa, che il 10 gennaio saranno in piazza con cortei in tutta Italia, “pronti a fare la nostra parte come studenti e studentesse”.
Secondo i ragazzi dell’associazione Osa quelle che stiamo vivendo “sono ore storiche e noi studenti sappiamo da che parte schierarci: da quella del Venezuela, del suo popolo eroico e del suo legittimo presidente Nicolas Maduro. Il 3 gennaio gli Usa hanno attaccato Caracas e altre parti del Venezuela. La colpa di questo paese? Essere ricco di petrolio, sostenere le classi popolari e non essere servo degli Usa”.
I giovani di Osa temono anche per loro stessi, anche a seguito della decisione dell’Italia di dire sì alla richiesta presentata da Bruxelles ai Paesi membri perché si accelerasse il riarmo del Paese, con possibili riduzione di spesa per lo stato sociale, la scuola e la sanità.
“Per fare questa e altre guerre – sostengono i ragazzi – vogliono arruolare anche noi studenti: ideologicamente, facendoci credere che la guerra sia giusta, e militarmente, con il ritorno della leva. Il governo Meloni ha intenzione di reintrodurla, perché vogliono che diventiamo carne da cannone per le loro guerre. Intanto aumentano le spese militari, mentre per le scuole che crollano a pezzi e sono fatiscenti i fondi non ci sono mai. Il nemico del Venezuela è il nemico di noi studenti”.
La conclusione, sempre per Osa, è che “chi fa la guerra in America Latina intanto ci porta aumenti di spese militari e riarmo qui da noi. Il nemico è l’Occidente che, da Trump a Meloni, da Macron a Netanyahu, ci trascina in guerra”.
A proposito della naja obbligatoria in Italia, qualche settimana fa il ministro della Difesa, Guido Crosetto, aveva detto che avrebbe chiesto “reintrodurre in Italia un nuovo servizio militare, come in Francia e in Germania, se lo deciderà il Parlamento”. Questo, perché, aveva sottolineato Crosetto, “tutte le nazioni europee, mettono in discussione quei modelli che avevamo costruito 10-15 anni fa e tutti stanno pensando di aumentare il numero delle forze armate”.
Qualche giorno dopo, però, sempre il ministro della difesa, Guido Crosetto, ha tenuto a dire che la sua proposta non era obbligatoria per i giovani italiani, ma “esclusivamente una riserva volontaria”.
Va anche ricordato che la maggior parte dei giovani non comprenderebbe il senso di una eventuale coscrizione obbligatoria: il 68% degli adolescenti di un campione provvisorio di 4.000 non si arruolerebbe se l’Italia entrasse in guerra, il risultato è giunto da una consultazione pubblica, rivolta a ragazzi e ragazze tra i 14 e i 18 anni, promossa dall’Autorità Garante per l’infanzia e l’Adolescenza allo scopo di indagare le loro percezioni sulla guerra e sui conflitti.
Alla domanda “Se il mio Paese entrasse in guerra mi sentirei responsabile e se servisse mi arruolerei. Quanto sei d’accordo con questa affermazione?”, la maggioranza ha espresso il proprio disaccordo. Tra i maschi la percentuale è del 60,2% e tra le femmine il 73,6%.
“L’iniziativa – ha spiegato l’Autorità garante Marina Terragni – è stata avviata per colmare un vuoto di informazione sul sentiment degli adolescenti in relazione ai conflitti in corso e allo scopo di fornire alle istituzioni spunti di riflessione”.