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Vi racconto la mia esperienza di didattica a distanza

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Capovolgere è il mio verbo amico. Mi è venuto in ricorso spesso durante questa DAD.

Capovolgere idee e pensieri, capovolgere stereotipi e modi di fare, capovolgere contenuti e metodologie. Capovolgere, rendere diverso un nuovo modo di affrontare le tematiche, in una dimensione insolita rispetto al vissuto degli ultimi mesi scolastici. Certo è radicale partire dal capo, dall’origine per poi volgere, ribaltare. Se volessi trovare un aspetto caratteriale a questo verbo direi che veste bene i panni del ‘trasformare’.

Usare classroom in DAD ha dato molte possibilità di ‘travolgere’ la didattica in presenza. Di trovare nuove strategie e nuovi approdi che possano essere di più facile uso. Ho avuto desiderio di far diventare protagonisti gli studenti della mia classe virtuale. Sperimento ben riuscito in presenza e riproposto a distanza con diversa efficacia. Sono due belle classi quinte, pronte ad affrontare la maturità con impegno e con una grande nostalgia della scuola. Ci eravamo salutati distrattamente quel giorno di marzo, eravamo pieni di progetti e di abbracci. La storia ci insegna a non mollare mai, a non reiterare gli avvenimenti e soprattutto a reinventarci. Ci insegna anche che lamentarsi o essere negativi su qualcosa che ci trova tutti impreparati è improduttivo. La positività, il sorriso, la voglia di esserci sempre dentro qualsiasi meccanismo è motore di vita e quindi dell’essere scuola.

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Abbiamo discusso di fascismo, nazismo e stalinismo, facendo ricorso a libri, scritti, video che in questo periodo ci sono stati d’aiuto. Abbiamo sbriciato un saggio “Mussolini ha fatto anche cose buone. Idiozie che continuano a circolare sul fascismo” trovando spunti interessanti. Abbiamo letto. Letto di Mussolini maestro, di Hitler scrittore, di Stalin georgiano; biografie, articoli ed interviste. Abbiamo attraversato la storia dei totalitarismi con idee, foto, parole.

Non ho volutamente spiegato i processi di causa ed effetto ma ho lasciato solo impressioni ed umori. Poi ho chiesto agli alunni di mettersi nei miei panni e di spiegarmi, ognuno di loro, inventandosi la propria metodologia, cosa sono stati nella storia i totalitarismi e i protagonisti principali. Ho chiesto di farlo singolarmente, come se io fossi “i loro studenti”. Con Flipped Classroom ho trasferito l’incombenza del processo di insegnamento agli studenti, guidandoli ed incoraggiandoli alla ricerca dei saperi e della loro individuazione, creando centralità nell’apprendimento. Ognuno di loro è diventato il mio insegnante attraverso un video, una lezione in modalità asincrona. Io sono felicemente diventata la loro classe.

Belli, eleganti, con capelli ben fatti e pallori velati da trucco, compìti. Sono venute fuori 20 bellissime lezioni. C’è chi ha inventato una lavagna nella propria stanzetta, con cartoncino attaccato ad un quadro e da lì ha iniziato a narrare la storia attraverso una mappa ben costruita ed anche disegnata. C’è chi si accarezzava i capelli, chi non muoveva lo sguardo, chi ha cercato come sfondo la luce, chi la propria alcova, chi più timido, chi sorridente, chi ha storpiato, chi si è affinato, chi ha sbirciato e chi ha ripetuto con idee sempre nuove che man mano affioravano alla mente e riempivano tutto di significati sempre diversi. C’è chi è entrato dentro il processo immedesimandosi, chi ha scoperto che la storia non è solo un elenco di date e di fatti ma uno sviluppo di emozioni, di vita.

“…l’ho registrato milioni di volte, non mi piacevo mai, non dicevo quello che la mia mente pensava…L’ho ripassata tante volte che la so a memoria, mai studiato così tanto…Ho scoperto che avevo tante cose da dire…Ho provato tante emozioni…Ho ascoltato me stessa e ho scoperto che mi piace la mia voce e riesco a dire bene quello che studio…io adesso so cosa significa quando ogni volta lei mi diceva ‘mi piace ma puoi fare ancora meglio’…Ho inserito foto e musica perché ho immaginato di spiegare con la LIM…Ho scoperto uomini della storia che conoscevo solo per nome…Ho scardinato credenze e modelli…Mi sento parte integrante di un mondo perché attraverso la scuola ho iniziato a conoscerlo…so molto di più dei miei genitori e mi piace raccontare cosa studio…”

Sperimentare il tempo passato e presente in un dibattito di commessione. Studiare il passato con un punto di vista presente. La storia è un viaggio culturale, geografico, temporale ed emotivo.

Ho capovolto me stessa perché ho messo a ‘capo’ la trasformazione dei miei studenti.

Alice Titone

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