L’Italia dovrebbe garantire al nuovo budget europeo per la difesa, che si aggira sui 131 miliardi di euro l’anno, due miliardi e 400 milioni.
In totale, viene spiegato su Vita.it da parte degli esperti di cose militari, l’impatto per l’Italia sarebbe di circa 16,8 miliardi di euro spalmati in sette anni e destinati al nuovo fondo unificato per l’industria militare.
Il commissario al Bilancio Ue ha infatti spiegato che il nuovo fondo rappresenta un aumento di cinque volte rispetto al livello nel Bilancio settennale attuale, che prevede fondi per quasi 27 miliardi tra difesa e spazio, cosicchè, abbreviando sulle specifiche spese, l’Italia “subirebbe un differenziale di esborso in più (nei sette anni) di 13,3 miliardi, cioè quasi due miliardi ulteriori all’anno rispetto al livello attuale”.
Che sono in qualche modo risorse che verranno tolte dall’unico bacino disponibile che è appunto il welfare e dunque anche l’istruzione che però, paradossalmente, di fronte a tanto riarmo e a tanto pericolo che le bombe rappresentano, dovrebbe essere molto di più finanziata e monitorata.
E ciò proprio perché la militarizzazione ha bisogno, come contrappeso, della cultura e della sapienza, intelligenze che solo la scuola sa offrire per non cadere nelle braccia della comoda demagogia e dunque del populismo che porta anche ai nazionalismi e al grilletto facile.
Pur essendo convinti che questa irrazionale spinta al riarmo faccia parte di una ideologia guerriera fine a se stessa, senza reali pericoli di nessuna sorta, visto che è difficile immaginare aerei (ma di quale nazione?) che bombardino le nostre citta, attrezzare la nostra scuola a capire questi fenomeni internazionali, favorendo le conoscenze storiche e geografiche, politiche e sociali, sarebbe uno straordinario strumento per educare i giovani a comprendere il mondo e dunque a non temerlo, come Edgard Morini sostiene.
In altri termini, proprio perché il mondo, iniziando dalla nuova presidenza Usa, sembra correre agli armamenti, individuando nemici dovunque, dagli Urali alla Muraglia cinese, dal vicino all’estremo oriente, quello visitato da Alessandro Magno, investire in istruzione, in sapere, in cultura, in conoscenza dell’altro da sé, appare quanto mai importante e necessario.
Chi sono infatti questi nemici contro i quali, come predica da tempo il filosofo Massimo Cacciarti, ci armiamo, spendendo miliardi di euro? Che volto hanno? E perché sono nemici? Che pretendono dall’Europa? Vogliono occupare le nostre città d’arte? E anche le grandi metropoli europee? E per farne cosa? Quali risorse razzieranno? Deporteranno chi nei loro lager? Ma allora pensabile uno scenario simile? E sono giustificabili tanti miliardi per aumentare il parco aereospazionavale dell’Europa, compresi gli arsenali?
Da qui la considerazione: chi avrà in mano la password per gestire tanto potenziale bellico? Guai dunque, nelle democrazie, lasciare a pochi le chiavi degli armamentari e guai a lesinare l’istruzione e la cultura, l’informazione e la conoscenza, che sono gli unici arsenali per colpire eventuali postazioni di nequizia e di ignoranza.