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26 luglio, sit in di solidarietà con gli insegnanti della Turchia

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Si svolgerà martedì 26 luglio a Roma, davanti all’ambasciata della Turchia, una manifestazione indetta dai sindacati confederali della scuola per condannare i provvedimenti di epurazione adottati dal governo turco dopo il tentativo di golpe ed esprimere solidarietà alle decine di migliaia di insegnanti e docenti universitari licenziati in tronco perchè accusati di atteggiamenti ostili al governo in carica. L’appuntamento è fissato per le 17,30 davanti alla sede dell’ambasciata, in via Palestro 28.

Sono ormai più di 60mila le persone indagate o rimosse dai loro incarichi in Turchia: insegnanti, pubblici funzionari, giornalisti. Molti di loro sono stati incarcerati, mentre molti docenti sono stati invitati a non lasciare il paese o, se all’estero, a farvi ritorno al più’ presto. 

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L’istruzione rende liberi, la libertà di insegnare la garantisce: questo il messaggio che i sindacati intendono lanciare con questa iniziativa, che segue le dure prese di posizione con cui nei giorni scorsi gli eventi turchi sono stati commentati.

 

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E’ l’intero sistema dell’istruzione a essere sotto attacco, così come quello dell’informazione e della giustizia. Ma un paese privato del diritto a ‘sapere’ è un paese spogliato dei più elementari diritti democratici, con una società’ civile ridotta all’impotenza. 

“La cacciata diretta” messa in atto dal presidente Erdogan contro gli insegnanti, vero e proprio “baluardo della democrazia.

Non esitiamo a definire scandaloso il provvedimento con cui il presidente turco Erdogan estende al mondo della scuola e dell’istruzione le sue “purghe” dopo il fallito golpe in Turchia. Al di là degli inquietanti interrogativi che suscita lo svolgersi degli avvenimenti dei giorni scorsi, è invece chiarissimo il messaggio che Erdogan invia al suo paese e a tutto il mondo con la “cacciata diretta” di ventiseimila insegnanti e di decine di migliaia di impiegati del ministero dell’istruzione: scuola, formazione, cultura sono un baluardo della democrazia, degli insegnanti meglio diffidare e, se necessario, liberarsene prima che arrechino danno. 
Vengono alla mente tristissimi precedenti, che in un’epoca non felice della nostra storia patria videro il tentativo di asservire al regime, alla sua retorica e alle sue nefandezze il lavoro di chi è chiamato a trasmettere il sapere e a formare rette coscienze. 
Di fronte ad atti di così inaudita gravità si leva fortissima e ferma la nostra condanna.

Secondo l’Arci, la repressione in Turchia va fermata, è necessaria una mobilitazione su scala nazionale ed europea ed è dunque importante partecipare  al presidio promosso dalla Flc-Cgil, da Cisl scuola e Uil scuola per fermare l’attacco al sistema dell’istruzione.