Home Estero A 8 anni cacciata da scuola perché “sembra” gay

A 8 anni cacciata da scuola perché “sembra” gay

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Sembra che Sunnie Kahle, 8 anni, sia in effetti un po’ mascolina, perché ha i capelli corti e non ama vestirsi come una damigella. E questo è bastato ai dirigenti della scuola cristiana per spedire una lettera ai nonni, minacciandoli di non rinnovare l’iscrizione della bambina al prossimo anno scolastico.
“Invitiamo Sunnie e la sua famiglia a capire chiaramente che Dio ha creato la donna e insieme a lei il suo vestito e il comportamento necessario da seguire per la sua identità. TCS non è il posto migliore per la sua formazione futura”: questo si legge nella lettera inviata ai nonni che al momento sono i tutori della bambina. Loro, i nonni, dopo aver letto la comunicazione della Timberlake Christian School, hanno subito deciso di trasferire Sunnie in una scuola pubblica, dove questi problemi non dovrebbero presentarsi: “Come si fa a dire a un bambino che vuole indossare pantaloni e camicia ed andare a giocare nel fango ‘No non si può prima devi indossare un fiocco rosa e farti crescere i capelli’. Io non posso farlo”, ha commentato la nonna Doris.
Dal canto suo Sunnie ha detto: “Io sono una ragazza. So che sono una ragazza”.

E mentre in quella parte degli Usa si consuma un piccolo dramma nei confronti di una ragazzina che ama indossare i pantaloni, in Italia, Niki Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà, definisce atto oscurantista e di bigotta ipocrisia il rinvio dei corsi anti-omofobia e della distribuzione dei tre volumetti dal titolo ‘Educare alla diversità a scuola’ destinati alle primarie e secondarie di secondo grado.
“Cercare di impedire che nella scuola della Repubblica Italia si combatta il morbo dell’omofobia è l’altra faccia dell’oscurantismo e dell’ipocrisia bigotta, che tanti danni ha provocato nel nostro Paese e in tante famiglie. Mi aspetto dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dalla ministra della Pubblica, sottolineo Pubblica, Istruzione, parole chiare e atti conseguenti affinché l’Unar continui ad operare nella sua battaglia di civiltà”.

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