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A proposito di piscologi a scuola

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L’articolo “Lo psicologo vicino al cittadino” del 12 giugno scorso testimonia la giusta importanza acquisita dalla psicologia in vari ambiti della vita, fra cui anche quello scolastico.

Attenzione però a derive ed esagerazioni.
Spero infatti che a nessuno – alunni, insegnanti o genitori – capiti quello che tanto tempo fa è capitato a me. Ho frequentato le scuole superiori fra il ’73 e il ’78, quindi in un tempo nel quale la psicologia non era ancora più di tanto presente in ambito scolastico. Ed anche io sono andato soggetto a piccoli inconvenienti adolescenziali cui possono andare soggetti ragazzi e ragazze di quell’età: incomprensioni coi compagni di scuola, malumori, un po’ di insonnia e simili. Mi fu suggerito, in buona fede ovviamente, di rivolgermi alla psicologia. Andai a consulto da una specialista del servizio sanitario nazionale – quindi una persona pagata con soldi pubblici – che dipinse di me un quadro sconvolgente: ero depresso, ero inibito, ero frustrato ecc. E il rimedio? Ancora più sconvolgente del quadro dipinto: dovevo fregarmene dello studio (modestamente ero molto bravo), invece di impegnarmi per ottenere buoni voti avrei dovuto prendere dei 4 e dei 5 e riderci sopra, invece di studiare avrei dovuto andare a donne e praticare tanto sesso e se non avevo donne mie avrei dovuto ricorrere alle prostitute.
Il tutto per liberarmi dei miei complessi e vivere felice.
Fortunatamente ebbi il buon senso di non seguire il “consiglio” di questa psicologa, altrimenti mi sarei ritrovato ignorante, bocciato e magari con qualche malattia sessualmente trasmissibile.
I problemi passarono, io mi sono poi laureato due volte e sono diventato insegnante.

Daniele Orla

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