Comincia a trovare resistenze il progetto della Regione Emilia-Romagna di aprire le scuole primarie dal 31 agosto, per svolgere fino al 14 settembre attività extra-scolastiche affidate a educatori professionali esterni e operatori del terzo settore: le proteste arrivano, tra gli altri, soprattutto dal turismo riminese.
Secondo Mauro Vanni, presidente della cooperativa bagnini di Rimini e delle imprese balneari di Confartigianato, “la Regione sta commettendo un grave errore. Capisco – ha detto al ‘Resto del Carlino’ – che si tratti di un progetto sperimentale, solo alle elementari, senza obbligo per le famiglie. Ma così passa comunque il messaggio che in Emilia-Romagna le scuole riaprono dal 31 agosto. E questo rischia di far perdere quasi un mese di lavoro agli stabilimenti balneari e alle altre attività del turismo”.
Vanni sostiene che “il turismo balneare da sempre è legato a doppio filo al calendario scolastico, specie quello dei nostri ospiti emiliani. La stagione praticamente finisce quando iniziano le scuole. A noi bagnini chiedono di allungare la stagione e destagionalizzare. Che senso ha, se poi si decide di riaprire la scuola già il 31 agosto? È una follia”.
Patrizia Rinaldis, presidente di Federalberghi, è ancora più netta: “Il calendario scolastico non si tocca – ha detto anche lei al ‘Resto del Carlino’ -. D’altra parte il presidente della Regione Michele de Pascale si è sempre speso a favore del turismo, quindi spero che non abbia adottato questa misura per penalizzare il turismo”.
“Noi lottiamo per posticipare l’inizio della scuola”, ha rimarcato la presidente di Federalberghi.
Vale la pena comunque sempre ricordare che si tratta di attività non propriamente scolastiche, né tanto meno didattiche: lo stesso ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. ha tenuto a specificare che le scuole non sono ancora nelle condizioni per svolgere lezioni quando la temperatura è “bollente”.
“A livello nazionale abbiamo avviato la ristrutturazione di oltre 10mila plessi scolastici su un totale di 40mila“, ha detto il titolare del Mim. Questo significa anche, però, che solo una scuola su quattro nel breve periodo sarebbe in grado di affrontare cambiamenti di calendario scolastico: nel 75% dei plessi scolastici, quindi, si farebbe lezione con 40 gradi.