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Aggiornato il 26.12.2025
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Abbandono scolastico e dispersione: si possono combattere con programmi di “risparmio familiare”

In Italia, le opportunità educative dei giovani continuano a dipendere in larga misura dalle condizioni socioeconomiche delle famiglie di origine. I figli di genitori con bassi livelli di istruzione o con risorse economiche limitate affrontano un rischio maggiore di non conseguire il diploma di scuola secondaria superiore e di non raggiungere livelli adeguati di apprendimento. Ma la povertà educativa non si esaurisce nei risultati scolastici: riguarda anche l’accesso ad attività extrascolastiche, la socialità, le aspirazioni e le aspettative verso il futuro.

Gli adolescenti che crescono in contesti di deprivazione materiale sono spesso costretti a rinunciare a occasioni formative e relazionali e tendono a sviluppare obiettivi più modesti rispetto ai coetanei più favoriti. A fronte di queste disuguaglianze, le politiche di diritto allo studio in Italia appaiono ancora frammentarie, poco conosciute e, soprattutto nella scuola dell’obbligo, scarsamente incisive.

Negli ultimi anni, però, alcune esperienze internazionali e nazionali hanno suggerito una possibile direzione di intervento: i programmi di risparmio familiare finalizzati all’istruzione. Nati principalmente nel contesto nordamericano con il nome di Children’s Savings Accounts o Child Development Accounts, questi programmi mirano a sostenere le famiglie a basso reddito incentivando l’accantonamento di risorse economiche da destinare al percorso formativo dei figli. Il meccanismo è semplice: a fronte dei risparmi effettuati dalle famiglie, il programma prevede un contributo aggiuntivo, una sorta di moltiplicatore, a condizione che le somme siano utilizzate per spese educative.

Le evidenze disponibili mostrano che questi strumenti non solo favoriscono comportamenti di risparmio, ma contribuiscono anche a rafforzare la pianificazione di lungo periodo e le aspettative dei genitori rispetto al futuro scolastico dei figli.
Se ne parla in un breve saggio pubblicato sulla rivista on line Lavoce.info firmato da tre studiosi (Davide Azzolini, Antonina Mazara e Loris Vergolini) che riportano gli esiti di una indagine condotta per diversi anni, tra il 2019 e il 2023.
L’iniziativa (si tratta del progetto “Will – Educare al futuro”) ha coinvolto famiglie in condizioni economiche fragili in quattro territori – Firenze, Sud Sardegna, Teramo e Torino – proponendo un percorso di risparmio incentivato della durata di quattro anni. Le famiglie versavano piccoli importi settimanali su un conto intestato al minore, fino a un massimo di mille euro, che venivano poi quadruplicati se destinati a spese scolastiche o formative. Al risparmio si affiancava un accompagnamento educativo con attività di orientamento scolastico ed educazione finanziaria.

La valutazione del progetto, condotta attraverso uno studio randomizzato controllato su oltre 500 famiglie, ha consentito di misurare in modo rigoroso gli effetti dell’intervento. I risultati sono incoraggianti. Quasi tutte le famiglie coinvolte hanno iniziato a risparmiare, accumulando in media circa 700 euro, utilizzati per sostenere concretamente la formazione dei figli. Durante la pandemia, ad esempio, i ragazzi beneficiari hanno avuto maggiore accesso a dispositivi informatici e a connessioni Internet adeguate; nel periodo successivo si è registrato anche un aumento della partecipazione ad attività sportive.

Ma gli effetti più interessanti riguardano la dimensione delle aspirazioni e dei risultati scolastici. Tra le famiglie con redditi più bassi, il programma ha prodotto un significativo aumento delle aspettative sul conseguimento del diploma da parte dei figli. Nel medio periodo, gli studenti coinvolti mostrano una maggiore probabilità di ottenere voti elevati all’esame di Stato e un rischio più basso di bocciatura: a cinque anni dall’avvio del progetto, una quota più alta risulta regolarmente iscritta al terzo anno della scuola superiore rispetto ai coetanei del gruppo di controllo.

Questi risultati indicano che il risparmio incentivato può rappresentare uno strumento efficace di politica educativa. Coinvolgere attivamente le famiglie, anche con piccoli importi, significa rafforzare non solo le risorse economiche disponibili, ma anche la fiducia nel futuro e l’investimento simbolico nell’istruzione dei figli.

Integrati con altre misure di sostegno, programmi come “Will – Educare al futuro” mostrano dunque un potenziale concreto nel contrasto alla dispersione scolastica e alla povertà educativa. Un segnale importante per ripensare le politiche di diritto allo studio in una prospettiva più equa e orientata al lungo periodo.

In Italia, le opportunità educative dei giovani continuano a dipendere in larga misura dalle condizioni socioeconomiche delle famiglie di origine. I figli di genitori con bassi livelli di istruzione o con risorse economiche limitate affrontano un rischio maggiore di non conseguire il diploma di scuola secondaria superiore e di non raggiungere livelli adeguati di apprendimento. Ma la povertà educativa non si esaurisce nei risultati scolastici: riguarda anche l’accesso ad attività extrascolastiche, la socialità, le aspirazioni e le aspettative verso il futuro.

Gli adolescenti che crescono in contesti di deprivazione materiale sono spesso costretti a rinunciare a occasioni formative e relazionali e tendono a sviluppare obiettivi più modesti rispetto ai coetanei più favoriti. A fronte di queste disuguaglianze, le politiche di diritto allo studio in Italia appaiono ancora frammentarie, poco conosciute e, soprattutto nella scuola dell’obbligo, scarsamente incisive.

Negli ultimi anni, però, alcune esperienze internazionali e nazionali hanno suggerito una possibile direzione di intervento: i programmi di risparmio familiare finalizzati all’istruzione. Nati principalmente nel contesto nordamericano con il nome di Children’s Savings Accounts o Child Development Accounts, questi programmi mirano a sostenere le famiglie a basso reddito incentivando l’accantonamento di risorse economiche da destinare al percorso formativo dei figli. Il meccanismo è semplice: a fronte dei risparmi effettuati dalle famiglie, il programma prevede un contributo aggiuntivo, una sorta di moltiplicatore, a condizione che le somme siano utilizzate per spese educative.

Le evidenze disponibili mostrano che questi strumenti non solo favoriscono comportamenti di risparmio, ma contribuiscono anche a rafforzare la pianificazione di lungo periodo e le aspettative dei genitori rispetto al futuro scolastico dei figli.

Un’importante conferma arriva da una sperimentazione italiana realizzata tra il 2019 e il 2023: il progetto “Will – Educare al futuro”. L’iniziativa ha coinvolto famiglie in condizioni economiche fragili in quattro territori – Firenze, Sud Sardegna, Teramo e Torino – proponendo un percorso di risparmio incentivato della durata di quattro anni. Le famiglie versavano piccoli importi settimanali su un conto intestato al minore, fino a un massimo di mille euro, che venivano poi quadruplicati se destinati a spese scolastiche o formative. Al risparmio si affiancava un accompagnamento educativo con attività di orientamento scolastico ed educazione finanziaria.

La valutazione del progetto, condotta attraverso uno studio randomizzato controllato su oltre 500 famiglie, ha consentito di misurare in modo rigoroso gli effetti dell’intervento. I risultati sono incoraggianti. Quasi tutte le famiglie coinvolte hanno iniziato a risparmiare, accumulando in media circa 700 euro, utilizzati per sostenere concretamente la formazione dei figli. Durante la pandemia, ad esempio, i ragazzi beneficiari hanno avuto maggiore accesso a dispositivi informatici e a connessioni Internet adeguate; nel periodo successivo si è registrato anche un aumento della partecipazione ad attività sportive.

Ma gli effetti più interessanti riguardano la dimensione delle aspirazioni e dei risultati scolastici. Tra le famiglie con redditi più bassi, il programma ha prodotto un significativo aumento delle aspettative sul conseguimento del diploma da parte dei figli. Nel medio periodo, gli studenti coinvolti mostrano una maggiore probabilità di ottenere voti elevati all’esame di Stato e un rischio più basso di bocciatura: a cinque anni dall’avvio del progetto, una quota più alta risulta regolarmente iscritta al terzo anno della scuola superiore rispetto ai coetanei del gruppo di controllo.

Questi risultati indicano che il risparmio incentivato può rappresentare uno strumento efficace di politica educativa. Coinvolgere attivamente le famiglie, anche con piccoli importi, significa rafforzare non solo le risorse economiche disponibili, ma anche la fiducia nel futuro e l’investimento simbolico nell’istruzione dei figli.

Integrati con altre misure di sostegno, programmi come “Will – Educare al futuro” mostrano dunque un potenziale concreto nel contrasto alla dispersione scolastica e alla povertà educativa. Un segnale importante per ripensare le politiche di diritto allo studio in una prospettiva più equa e orientata al lungo periodo.

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