L’Italia registra un nuovo miglioramento nella lotta all’abbandono precoce dell’istruzione e della formazione.
Secondo il rapporto ISTAT Livelli di istruzione e ritorni occupazionali – Anno 2025, la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno lasciato gli studi con al massimo un titolo secondario inferiore e non partecipano ad attività di istruzione o formazione è scesa all’8,2%, con una diminuzione di 1,6 punti rispetto al 2024.
Il valore è inferiore alla media dell’Unione europea, pari al 9,1%, e consente all’Italia di superare già l’obiettivo europeo per il 2030, fissato a una quota inferiore al 9%.
Il fenomeno riguarda il 10,1% dei ragazzi, contro il 6,2% delle ragazze.
Ancora più marcata è la differenza per cittadinanza: l’abbandono precoce interessa il 26,2% dei giovani stranieri, contro il 6,7% degli italiani.
Tra i giovani stranieri la percentuale varia anche in relazione all’età di arrivo in Italia: è del 15,3% per chi è arrivato entro i primi nove anni di vita e raggiunge il 44,1% per chi è entrato nel Paese tra i 16 e i 24 anni.
L’abbandono precoce riguarda il 10,1% dei giovani nel Mezzogiorno, il 7,7% nel Centro e il 6,9% nel Nord.
Il calo più significativo rispetto al 2024 si registra proprio nelle regioni meridionali, con una riduzione di 2,3 punti percentuali.
Uno dei dati più rilevanti riguarda il legame tra dispersione e istruzione dei genitori.
Tra i giovani i cui genitori possiedono al massimo la licenza media, la quota di abbandono precoce raggiunge il 20,7%. Scende al 3,9% se almeno un genitore è diplomato e all’1,1% se almeno uno è laureato.
Nel 2025 lavora il 45,9% dei giovani che hanno abbandonato precocemente gli studi, contro il 64% dei coetanei che hanno concluso il percorso con una qualifica o un diploma.
La differenza è di 18,1 punti percentuali.
I dati confermano l’importanza della prevenzione della dispersione scolastica non soltanto per il successo formativo, ma anche per le successive opportunità occupazionali.