Home Precari Abuso precariato, la Consulta: Stato italiano inadempiente ma l’illecito è cancellato

Abuso precariato, la Consulta: Stato italiano inadempiente ma l’illecito è cancellato

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Dopo lo scarno comunicato dei giorni scorsi, il 20 luglio la Consulta deposita e pubblica la sentenza n. 187 sul tema dell’abuso di precariato sollevato dalla Corte di Giustizia UE.

Ebbene, per i giudici superiori le supplenze reiterate nella scuola risultano in contrasto con la disciplina europea, anche se la Legge 107/2015, con il piano straordinario di assunzioni (in tutto 86mila docenti) e i risarcimenti per il personale Ata, sono in grado di dare una risposta adeguata, che soddisfa le richieste dei ricorrenti.

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Sul sito della Corte è stata proposta, in realtà una sintesi dell’ordinanza, in cui si ripercorrono le tappe della vicenda, il rinvio alla Corte di giustizia europea da parte della Consulta, la pronuncia della Corte di Lussemburgo sulla cosiddetta sentenza “Mascolo”.

Proprio alla luce di quest’ultima pronuncia, la Corte costituzionale “ha ritenuto di dover procedere all’esame della normativa sulla ‘buona scuola’ ed è giunta alla conclusione che, per quanto riguarda i docenti, il programma straordinario di assunzione attraverso o lo scorrimento della graduatoria o concorsi riservati costituisca quella misura adeguata che la Corte di Giustizia europea ritiene indispensabile. Per quanto riguarda invece il personale ATA, in mancanza di un analogo intervento straordinario, non rimane che il risarcimento del danno, risarcimento del resto espressamente preso in considerazione dalla normativa in questione (legge n. 107 del 2015). La Corte ha ritenuto pertanto che in entrambi i casi la misura dovesse qualificarsi come satisfattiva delle pretese dei ricorrenti”.

“Si deve pertanto concludere – continua la Consulta – nel senso che lo Stato italiano si è reso responsabile della violazione del diritto dell’U.E., ma anche che il conseguente illecito è stato “cancellato” con la previsione di adeguati ristori al personale interessato”.

In linea generale, però, per sempre la Consulta rimane evidente “l’illegittimità costituzionale, nei sensi e nei limiti di cui in motivazione, dell’art. 4, commi 1 e 11, della legge 3 maggio 1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico), nella parte in cui autorizza, in mancanza di limiti effettivi alla durata massima totale dei rapporti di lavoro successivi, il rinnovo potenzialmente illimitato di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti nonché di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, senza che ragioni obiettive lo giustifichino”.

Pertanto, a nostro modesto parere, rimangono sostanzialmente da definire le posizioni di diverse decine di migliaia di docenti con oltre 36 mesi di servizio svolto e con l’abilitazione in tasca. Come rimane da capire cosa possano farsene gli amministrativi, i tecnici e collaboratori scolastici con alcune mensilità di risarcimento, dal momento che la questione sull’abuso di precariato è stata sollevata proprio per loro: proprio oggi una delle associazioni che li rappresenta, la Feder ATA, ha fatto sapere di essere intenzionata a presentare “ricorso per vedere riconosciuta pari dignità lavorativa tra personale Docente ed Ata, chiedendo l’immissione in ruolo di tutti i precari Ata che hanno svolto oltre 36 mesi di servizio”.

 

Il testo integrale della sentenza della Consulta.

 

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